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Alpe Pizzo, un paradiso fra le nuvole: il racconto di Carlo

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So che in teoria non bisognerebbe fare escursioni da soli in montagna. Trovarsi però sulla cima, nel silenzio assoluto, interrotto solo dal cinguettio degli uccelli e dal vento tra le foglie, un capriolo ti attraversa il sentiero, si ferma e ti guarda incuriosito, poi scappa più veloce di prima. E tu chiudi gli occhi e riconosci ogni rumore della natura. Il silenzio. Ti inoltri nel bosco e scorgi 7 camosci. Esperienza mai provata prima. Sulla cima c’è ancora neve. Qualche baita, rigorosamente chiusa, e tu. Solo a scorgere il panorama su tutta la valle.

Questo è stato il mio sabato… faticoso ma indimenticabile!

In breve vi racconterò più nei particolari il diario dell’escursione…

In previsione di una splendida giornata di sole e, avendo a disposizione praticamente solo la mattina, ho scelto la meta, abbastanza veloce da raggiungere e semplice: l’Alpe Pizzo. Per arrivarci in auto, ho svoltato a Piode e, attraversato il ponte, ho seguito la strada (asfaltata ma un po’ dissestata) che porta all’alpe Meggiana fino alle indicazioni di inizio percorso (1500 m.).
Qui la prima sorpresa (negativa) della giornata: per raggiungere l’inizio del sentiero si devono superare 18 tornanti. All’altezza dell’ottavo trovo però una valanga, caduta nei giorni scorsi, che ostruisce completamente la strada. 550951_3656374374437_1465672303_n
A questo punto mi sono trovato di fronte ad una scelta: optare per un’altra montagna ed escursione oppure parcheggiare l’auto e proseguire a piedi. Quasi con piacere decido per la seconda opzione. La strada per grandi tratti, soprattutto all’ombra, è ancora coperta da una buona quantità di neve. Questo non ha facilitato la salita ma nello stesso tempo ha contribuito a dare quel senso di “magico” all’escursione.

Durante il cammino ho potuto godere di splendidi panorami verso la Val Grande, con stupende viste su Dughera, Piode, Campertogno, Scopello e Pila.

Sono partito da poco quando sento un rumore provenire dal profondo del bosco, sulla mia sinistra. Incuriosito, e seguendo il rumore, mi sono fermato, preparando la mia macchina fotografica allo scatto. E l’attesa non è stata vana: ecco un capriolo (foto) attraversarmi la strada e scomparire nell’altro lato del bosco.

Felice per l’incontro inatteso proseguo per il sentiero e dopo quasi un’ora di cammino e una decina di tornanti, giungo finalmente all’inizio del sentiero per l’alpe Pizzo. Qui la neve, complice il versante della montagna colpito dal sole, è quasi scomparsa. La salita è infatti più agevole. Mi soffermo ad ammirare il panorama, seduto ai piedi della prima casa che si incontra.

Il sole è caldo e dopo una bella bevuta mi sento pronto per ripartire.
E qui c’è la terza sorpresa della giornata. Forse spaventati dal rumore dei miei passi sulle foglie secche, vedo scappare nel fitto del bosco sette camosci. Non mi era mai capitato di vederli, e complice la sorpresa, questa volta non sono stato pronto ad immortalare l’attimo. Peccato…
Dopo una ventina di minuti, su un sentiero molto semplice, eccomi finalmente giungere all’Alpe Pizzo. Lo spettacolo che mi si para davanti è indimenticabile. Una serie di baite, tutte chiuse, in un paesaggio dominato dalla neve. Sembra di entrare in un paesino abbandonato, dove gli unici abitanti sono gli uccellini che, cinguettanti, si riposano sui tetti e balconi delle case. La pace e il silenzio sono totali.

L’edificio posto più in alto del gruppo di case, quasi a dominarle, e la chiesetta. Avevo letto su internet dell’esistenza di un laghetto alla sua destra. Sorpresa: il laghetto in effetti c’è ma è completamento ghiacciato e coperto di neve, quasi invisibile all’occhio. Per fortuna non sono avanzato fino a trovarmi sopra, non mi dava l’idea di essere molto resistente… Sarà così per la prossima volta, ho la scusa per tornarci questa estate…

Nel frattempo si è alzato un po’ di vento che, nonostante la bella giornata di sole, è abbastanza fastidioso. Decido così di cercare un posto riparato tra le case per riposarmi un po’ e mangiare qualcosa. Finalmente sento i muscoli rilassarsi e il corpo scaldarsi. Mi abbronzo un po’ (quando sarò tornato a casa noterò con piacere di avere una bella faccia rossa…) e mi rilasso, godendomi la vista sulla valle e la solitudine sulla vetta della montagna.

Ormai è ora di rientrare, ancora il tempo di scattare qualche foto con l’autoscatto per immortalarmi in questi luoghi fantastici e inizio la discesa. A metà del sentiero mi soffermo ad osservare il versante dell’Alpe Meggiana. Completamente coperto di neve; anche in quel caso le baite sembrano tutte chiuse.
Contento della mia solitudine, proseguo e, giunto ai tornanti, scopro con piacere che la discesa nelle parti innevate è molto più semplice e meno faticosa. In breve tempo mi ritrovo infatti alla frana e finalmente alla macchina.

Contento per la bellissima giornata, ritemprato dall’escursione e lontano dallo stress quotidiano riprendo la via di casa, con l’idea di ripetere la camminata all’inizio dell’estate, magari arrivando al monte Bò e tornando da Meggiana.

Carlo Pozzoni

 

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