EMILIANO AGNESETTI

Emiliano Agnesetti (1709 – 1784) nativo di Carcoforo, visse molti anni a Varallo praticando l’attività di commerciante e dedicandosi, per un periodo, all’attività mineraria, cercando di sfuttare i giacimenti di Carcoforo. A Varallo sposò Maddalena Beltrami. Nella stessa città ricoprì numerose cariche pubbliche: deputato e tesoriere delle Scuole pubbliche; amministratore dell’eredità lasciata da don Pio Alberganti a favore dell’Ospedale di Varallo.
Anche a Carcoforo seppe disegnare una fulminante ascesa nella vita politica e religiosa, arrivando a ricoprire quasi tutte le cariche possibili e accumulando un notevole potere:
fabbriciere della parrocchia (1735); sindaco e deputato della comunità di Carcoforo (1745); capitano delle milizie della Valsermenza (1775). In un documento del 1784 si definiva “sindaco per
petuo e generale procuratore della communità di Carcofforoprecisando che “venne eletto console, sindaco, deputato e procuratore speciale, e generale di detta comunità di Carcofforo all’oggetto di trattarne tutti i di lei affari e negoci nonmeno anche per provvedere secondo l’occorenza dei casi ai bisogni d’essa“. L’opera più importante alla quale viene ascritto il nome dell’Agnesetti è la ricostruizione della chiesa della Madonna della Neve al Gabbio grande, già cinquecentesca ma distrutta da un alluvione nel 1775 e inoltre, nel suo lascito testamentario, prescrisse ingenti donazioni a diverse chiese per le pratiche spirituali e benefiche.
Dopo la sua morte, durante la veglia funebre vennero distribuiti pane, formaggio e burro, oltre al tradizionale sale; al funerale parteciparono diversi canonici di San Gaudenzio e sacerdoti e venne celebrata una messa anche nella chiesa di San Lorenzo fuori le mura di Roma.

 

DESTRA: Nella frazione Gabbio Grande è ubicato l’Oratorio del Cimitero o della Madonna della Neve. Edificato nel 1744 e distrutto da una piena nel 1755, venne ricostruito negli anni 1758 – 1759 a spese del commerciante Emiliano Agnesetti. All’interno sono da segnalare alcuni affreschi di Antonio Orgiazzi.

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