Rima

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Territorio

Immersa in un bellissimo anfiteatro montano dominato dal monte Tagliaferro (2.964 m) e dalla cascata di Marànc, Rima è il paese più alto della Valsesia e l’ultimo della Val Sermenza, una valle laterale che prende il nome dal torrente omonimo che la attraversa. Dal 1835 forma un Comune unico con San Giuseppe, un grazioso borgo che si incontra poco prima di raggiungere Rima. L’unione dei due comuni non ha cancellato la loro diversa fondazione: mentre San Giuseppe è l’ultimo paese valsesiano, Rima venne fondata verso la seconda metà del XIV secolo dalle genti Walser provenienti da Alagna. Il territorio è tutelato dal Parco Naturale Alta Valsesia, grazie al quale il numero e le specie di esemplari vegetali e animali che si possono osservare è davvero molto ricco. In alcuni dei numerosi alpeggi che sovrastano il paese si possono ancora incontrare pastori che producono burro e formaggi dal gusto inconfondibile, acquistabili in loco.

Arte & Cultura

Le tracce della cultura comunitaria Walser si ritrovano passeggiando tra le viuzze: in quell’architettura tipica che unisce il legno alla pietra, nella conformazione dell’abitato, negli abiti tradizionali indossati durante le feste ancora vitali, nei profumi della tavola. Infatti, Rima è un paese che ha saputo fondere sapientemente la sua lunga e ricca storia di derivazione Walser con gli echi della modernità e della dinamicità sociale ed artigianale ereditata durante il XIX secolo, il periodo d’oro dell’emigrazione che fruttò una grande ricchezza economica grazie soprattutto dalla tecnica del Marmo Artificiale. Con questa speciale lavorazione, per decenni tramandata esclusivamente di padre in figlio ed esportata nelle corti e nelle grandi città europee ed extraeuropee, si riesce a riprodurre perfettamente l’estetica del marmo naturale con un impasto a base di scagliola. A questa tecnica artigiana divenuta vera arte è dedicato oggi un Museo-Laboratorio, dove si possono frequentare specifici corsi per apprenderne il segreto. Ma sono tanti i luoghi di interesse da non perdere. L’ecomuseo rimese vanta il Museo Gipsoteca “Pietro Della Vedova”, dedicato all’omonimo scultore (1831-1898) che volle costruirsi una Casa-Museo immersa in un bosco di larici per ospitare i suoi lavori in gesso. Anche se l’artista morì prima della realizzazione della Gipsoteca, questa venne terminata dai suoi concittadini che vi sistemarono una raccolta di circa duecento tra gessi e bozzetti in terracotta, una panoramica completa dell’operato dello scultore. Tra i luoghi di fede un’attenzione particolare merita il Santuario della Beata Vergine delle Grazie, all’ingresso del paese. La sua origine risale al 1480 ma assume le forme attuali dopo diversi ampliamenti – l’ultimo nel 1752. All’interno si trovano opere straordinarie, come l’altare ligneo realizzato dai rimesi fratelli Giavina, gli affreschi di Antonio Orgiazzi il Vecchio e Lorenzo Peracino. Al centro del paese sorge la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, eretta in forme neoclassiche nel corso del ‘600 su un precedente oratorio cinquecentesco del quale si conservano preziosi arredi e sculture lignee, tra i quali l’antico fonte battesimale.

Sport

La catena montana che abbraccia Rima offre un gran numero di sentieri adatti al trekking in estate o alle ciaspolate e allo sci alpinismo in inverno. Grazie ai numerosi corsi d’acqua presenti, nei mesi più freddi gli scalatori delle cascate di ghiaccio hanno solo l’imbarazzo della scelta. L’arrampicata classica è praticabile anche per un tratto della cresta Nord del Tagliaferro o sullo Spigolo Chiara del Piglimò. Un’altra attività di grande richiamo, anche internazionale, è quella della pesca sportiva: il torrente Sermenza offre una riserva di alta montagna che si snoda per circa 3 Km e che corre accanto alla strada che conduce a Rima.

Curiosità

Alcune tracce di civiltà che popolarono queste pendici in tempi precedenti all’arrivo del popolo Walser si possono ancora vedere nell’alpe Vallè di Sopra e di Sotto dove si trovano, rispettivamente, alcuni reperti megalitici chiamati “Antiche dimore” e coppelle accanto ad impronte piediformi su un grosso masso, probabilmente lasciati da tribù di ceppo ligure fusi con gli indigeni della valle.

Galleria fotografica

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