varallo

Varallo

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Centro di montagna, di origine incerta, la cui economia si basa prevalentemente sulle attività industriali. È nota per la pescosità dei suoi torrenti e del fiume Sesia, dove viene praticata la pesca della trota sia nella varietà “fario” che in quella “marmorata”. I varallesi, con un indice di vecchiaia molto elevato, vivono per la maggior parte nel capoluogo comunale. Il territorio presenta un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche molto accentuate. L’abitato si estende in una verde conca dominata da nord-est dallo sperone montuoso su cui sorge il santuario del Sacro Monte. Il nucleo originario si estende sulla destra del torrente, presso il ponte che lo valica e conserva un’impronta di borgo tardo-medievale e rinascimentale. Lo stemma comunale, concesso con Decreto del Capo del Governo, raffigura, in campo azzurro, un cane bracco che passa, con la testa rivolta da un lato, su una verde pianura erbosa.

Varallo è situata alla sinistra del fiume Sesia, in Valsesia, a confine con la provincia di Verbania. I collegamenti stradali sono assicurati dalla strada statale n. 299 di Alagna, che ne attraversa il territorio, e dall’autostrada A26 Voltri-Gravellona Toce, cui si accede dal casello di Romagnano Sud-Ghemme, a 30 km. La linea ferroviaria Vignale-Varallo Sesia ha uno scalo sul posto. L’aerostazione di Milano/Malpensa, che mette a disposizione linee intercontinentali dirette, dista 65 km; quella del capoluogo regionale è posta a ben 115 km. Il porto mercantile e turistico è a 193 km. Fa parte del Parco Naturale Alta Valsesia e della Comunità montana “Valsesia”. Pur essendo polo di gravitazione per i comuni limitrofi, gravita, a sua volta, su Vercelli e su Borgosesia per le esigenze di ordine burocratico-amministrativo mancanti.

Storia

L’origine del toponimo è alquanto oscura: citata in documento del 1202 come “Varalo”, dovrebbe derivare da VARARIUS, ‘terreno incolto, arido’, ma rimangono molti dubbi al riguardo. Al termine del XIII secolo finita la signoria dei Biandrate, si liberò definitivamente del regime feudale per diventare LIBERA UNIVERSITAS divisa in due corti o curie. Nel 1304 l’esiarca Dolcino, fuggendo gli armati del vescovo di Vercelli, vi trovò rifugio e sul finire dello stesso secolo passò sotto Gian Galeazzo Visconti e fu sottoposta al ducato di Milano, ottenendo anche privilegi ed esenzioni dal duca Filippo Maria Visconti. Nel 1707 passò sotto il regno dei Savoia, mentre durante la rivoluzione francese, segnando il Sesia il confine tra l’Italia e la Francia, i suoi abitanti si trovarono a essere divisi, quanto a nazionalità, dalle due sponde del fiume. Capoluogo di provincia nel XIX secolo visse un periodo di crescita e nel 1971 ottenne la medaglia d’oro al valore militare per essersi distinta nelle lotte partigiane durante la seconda guerra mondiale. Meta di pellegrinaggi e unico al mondo è il Sacro Monte considerato la “cittadella sacra”. Realizzato dal padre francescano Bernardino Caimi dei Minori Osservanti di San Francesco, rievoca i luoghi della Terra Santa; Gaudenzio Ferrari vi dipinse La Morte di Cristo in Croce. La chiesa di Santa Maria delle Grazie, del Cinquecento, è monumento nazionale; al suo interno il Ferrari ha affrescato 21 scene sulla vita e sulla morte di Cristo. Un castello sembra presente da un documento del 1260, ma forse era una fortificazione con dimora signorile. Da ricordare: la chiesa di San Marco; quella di San Giacomo; la cappella della Madonna di Loreto, di origine quattrocentesca; la chiesa di San Pietro Martire, del Trecento; la chiesa di Sant’Antonio, eretta nel 1893 dai frati francescani; l’oratorio di San Giovanni Battista; palazzo Scarognini-d’Adda; palazzo Baldissarri-Pitti e palazzo Rachetti.

Testo tratto da Italiapedia.it

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