Alle radici della Valsesia

Le origini

Dal Museo Archeologia e Paleontologia “Carlo Conti” di Borgosesia alle suggestive Grotte di Ara di Grignasco, ecco un itinerario pensato per scoprire le radici della vita in Valsesia: l’ambiente, i primi insediamenti umani, i siti di maggior interesse archeologico e antropico.

L’itinerario parte dal Museo di Archeologia e Paleontologia “Carlo Conti” di Borgosesia e si completa con le Grotte di Ara di Grignasco.

Il Museo di Archeologia e Paleontologia “Carlo Conti” nasce nel 2007 per esporre al pubblico i reperti rinvenuti nell’area del Monte Fenera e nel territorio di Borgosesia durante gli scavi condotti sin dagli anni Trenta del Novecento. Con la nascita del Gruppo Archeologico e Speleologico di Borgosesia (GASB) nel 1954 le spedizioni di studio e scavo si moltiplicarono così come i ritrovamenti e l’entusiasmo verso il crescente patrimonio raccolto.
Il primitivo allestimento vedrà la luce nel 2007 all’interno dell’ex mercato coperto; nel 2015 si deciderà per lo spostamento della collezione nei locali attuali. Il percorso espositivo è pensato principalmente per l’attività didattica; pannelli descrittivi e tavole illustrano contenuti complementari ai reperti; tra questi stanno anche i pannelli realizzati dall’Università degli Studi di Ferrara per illustrare gli scavi nella grotta della Ciota Ciara (versante est del Monte Fenera).
I reperti sono articolati in aree tematiche e cronologiche: fauna pleistocenica rivenuta nelle grotte del Fenera (orso speleo, leoni delle caverne, rinoceronti, linci) e tracce dell’uomo di Neanderthal, una presenza tanto unica quanto rara in Piemonte; oggetti di culto (testina femminile in pietra, forse una divinità) e vasi a bocca quadrata; oggetti in ceramica, punte di freccia e lame di selce e osso dell’età del bronzo; reperti rinvenuti nel centro storico di Borgosesia risalenti all’età preromana e romana (corredi funerari, gioielli, urne, lucerne, oggetti in vetro soffiato); reperti medievali provenienti dal castello di Vanzone.
Il Museo è dedicato allo scultore borgosesiano Carlo Conti (1880-1974) che dal 1923 al 1954 fu Ispettore onorario della Soprintendenza Archeologica del Piemonte. Fu lo stesso Conti a seguire varie spedizioni di scavo e ad anticipare l’intenzione di allestire un museo scrivendone nella sua opera “Valsesia Archeologica” (1931) ma, a causa della situazione politica dell’epoca, non fu possibile mettere in atto il suo proposito. Conti fu appassionato cultore di storia e tradizione locale: oltre ad essere archeologo indossò i panni del Peru nel 1906, di Borgosesia e del Carnevale, autore della “Cronistoria delle maschere e dei Carnevali di Borgosesia 1804-1939”.

Le cavità che si sviluppano nel Monte Fenera in località di Ara di Grignasco offrono scenari che paiono incantati. La passeggiata non è lunga ma si presenta come una sorta di sintesi delle caratteristiche del Fenera ed è nota anche come “Giardino delle Grotte”.
Queste cavità si collegano, tramite sentieri, anche ad altre cavità presenti sul Monte e oggetto di approfonditi studi da paleontologi e speleologi per le loro peculiarità. Il sentiero che arriva ad Ara, edificata su un terrazzo nel ripido versante sud del Monte Fenera, sale alle grotte seguendo il corso del rio Magiaiga.
Dopo un percorso immerso in un bosco eliofilo (betulla, roverella, pungitopo e ginepro), lungo il quale si osservano le tracce della ferrovia Novara-Varallo, il Mulino Jannetti, belle strade ciottolate, la cava Colombina e una cascata in mezzo a una parte di bosco igrofilo (ontani, carpini e farnie, habitat della felce protetta detta “lingua cervina”), si arriva all’area attrezzata distante pochi passi dall’entrata delle grotte.
Un arco naturale di roccia calcarea, dell’altezza di circa dieci metri, segna l’arrivo in un luogo che pare fuori dal tempo. Al centro del giardino scorre il torrente Magiaiga che è, qui, placidamente disteso in anse. Anticamente l’arco di pietra era l’ingresso di una grotta che sappiamo essere crollata in tempo imprecisato. In una piccola nicchia vicina al torrente si trova la statuetta di santa Barbara, patrona dei minatori, posizionata qui dai lavoratori della cava. Gli studiosi, però, ipotizzano che la devozione a questa santa si sia sovrapposto a quello dell’antica dea delle acque (una testina votiva femminile è stata rinvenuta della “Grotta della Volpe” e si può vedere nel Museo C. Conti di Borgosesia) – una prova resta in un’antica usanza dei locali di raccogliere nel torrente una coppia di quarzi, uno deposto come offerta ai piedi della santa e l’altro conservato come portafortuna.
Si tratta di un luogo essenzialmente acquatico e roccioso nella quale le frequentazioni umane risalgono almeno all’Uomo di Neanderthal (ca. 80mila anni fa).
Sul lato opposto del complesso si trova la Casa delle Grotte, da dove si può prendere la strada pianeggiante per fare ritorno alla frazione.

Scheda Tecnica

TUTTO QUELLO CHE C’E’ DA SAPERE:

  • Tipologia di interesse: ambientale, culturale, storico
  • Difficoltà: (T) Semplice
  • Accesso ai disabili: SI (parziale alle Grotte di Ara)
  • Periodo: tutto l’anno
  • Incontro con la Guida e organizzazione logistica definiti in fase di prenotazione del tour

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