ARANCO

Don Luigi Ravelli, verso il 1930, descrive la frazione nata accanto al torrione medievale dei Biandrate ancora come villaggio quasi agreste “…con case in parte coperte di tegole e in parte di paglia, sono di forma semplice e antica”, nonostante la modernità portata dall’impianto dell’industria (Manifattura Lane di Antongini e Schomacher) inizi a penetrare al suo interno e a trasformarlo. Per questa modernità, infatti, nasce il quartiere operaio alle spalle della chiesa parrocchiale verso il fiume. Uno dei servizi nati in seno all’industria sarà il trasporto pubblico: tra il 1880 e il 1933 Aranco fu capolinea della tranvia a vapore proveniente da Vercelli.

Aranco è comune autonomo dal 1801 al 1867: per questa ragione, nel 1851, si decise per l’erezione di un elegante ma funzionale palazzo comunale che, nel 1913, andrà all’asta.

Nel villaggio è presente la scuola: nella necessità di rispondere alle esigenze dovute alla crescita demografica derivate dall’industria, dalla fine dell’Ottocento si lavora con Giuseppe Negri sulla progettazione di un nuovo edificio scolastico realizzato verso il 1911.

La chiesa di santa Croce si trova incuneata tra i vicoli medievali del villaggio. La parrocchia si rende autonoma da Agnona nel 1692 e prepara una propria chiesa più confortevole; la dedicazione, probabilmente, deriva dal grande Crocifisso ligneo posto sopra l’architrave del presbiterio, d’ignoto autore. Nello stesso anno, grazie a don Giuseppe Milanone, in chiesa arrivano le reliquie del corpo santo di un san Benedetto, allocato in una teca attribuita a Francesco Vimnera di Serravalle. La navata ha una lunghezza importante e viene dotata di un nuovo pronao nel corso dell’Ottocento su disegno di Giuseppe Marchini. All’interno si conservano opere interessanti come la pala d’altare raffigurante L’invenzione della Croce dipinta nel 1810 da Giuseppe Mazzola; sei tele raffiguranti gli Apostoli (1663) e una pala con san Giuseppe e il Bambino in mezzo agli angeli (1668) di Pier Francesco Gianoli.

All’ingresso del paese si trova, ormai del tutto otturata, la cappella seicentesca di san Rocco, eretta come ex voto per la salvezza dalla peste in un punto d’accesso strategico, perché dalla confluenza delle strade valsesiane e valsesserine arrivavano i viandanti e le greggi per lo smercio delle lane.

Fino agli anni Sessanta nei bori dei cantoni Gabbio e Fosso si lavorava la canapa, grandemente coltivata nei declivi intorno ai caseggiati.

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