Archeologia industriale: il Seicento

Le origini

Prima dell’industria moderna c’era un modo sapiente di interpretare i bisogni dell’uomo a seconda dell’ambiente in cui vive. C’era la forza della natura da cui doversi difendere ma dalla quale farsi aiutare per sopravvivere. Quelle che racconteremo in questo tour sono le storie degli uomini che hanno fatto della Montagna la propria casa

Si tratta di una “fabbrica seicentesca” sapientemente recuperata. L’opificio, strutturato su quattro livelli, ospita al suo interno diversi ambienti ed attività produttive. L’energia necessaria al funzionamento degli ingranaggi deriva da una ruota idraulica azionata dall’acqua proveniente da un rio adiacente ed incanalata in una vecchia roggia in pietra. Al piano terra sono posti gli ingranaggi che azionano i diversi macchinari: nella stanza del Fabbro si trova il maglio della fucina, il soffione, l’incudine, il banco di lavoro e gli attrezzi necessari alla produzione di vari utensili in ferro come le “ribebbe”, i famosi scacciapensieri commerciati anche all’estero. Il primo piano ospita tre produzioni diverse: il mulino, con le grosse macine in pietra azionate attraverso l’energia della ruota idraulica; il forno del pane, originale e costruito totalmente in pietra; ed il banco del falegname utilizzato per la produzione di piccoli utensili o oggetti in legno utili alle mansioni quotidiane. L’essiccatoio dei cerali e l’alcova del fabbro–mugnaio trovano posto al secondo piano dell’edificio. Nella piccola alcova è posizionato un antico lettuccio. Nella stanza adiacente stanno alcuni strumenti e materiali per la lavorazione della canapa. L’essicatoio garantisce copertura a fienagione e granaglie.

La segheria (“resga”) fu attiva fino agli anni ’80 del secolo scorso e, dopo un periodo di abbandono, è stata restaurata e rimessa in funzione ai fini espositivi.
La “resga di Brasei” è un meraviglioso esempio di segheria idraulica che sfrutta l’acqua della roggia alimentata dal torrente Sorba.
L’edificio si compone di quattro piani: la zona del sottotetto era utilizzata come deposito; nel primo piano si depositavano le tavole segate a stagionare; al piano terreno si svolgevano le attività principali mentre, al piano più basso, si trovano gli ingranaggi che attraverso un meccanismo sincronico di ruote, cinghie, leve ecc.. permettevano il funzionamento delle seghe, posizionate al piano terreno, e del tornio del piano inferiore. Quella esistente è solo una delle sei segherie censite, entro il 1880, nel paese.

Sul territorio di Alagna si trovano diversi siti storici restaurati e funzionanti che integrano il più noto Museo Walser in frazione Pedemonte. Qui è possibile osservare e narrare la cultura e lo stile di vita tipico di questa popolazione. Il Museo è stato inaugurato nel 1976 all’interno di una casa Walser del 1628 riportata alle sue caratteristiche originali. In esterno si osserva un corpo unico con il basamento in pietra (di solito a secco, necessario per dare stabilità alla struttura e isolare dall’umidità la parte bassa della casa) e la parte superiore in legno, detta blockbau, in larice per le travi e abete per i tavolati; il caratteristico loggiato a pertiche trasversali, utilizzato per l’essicazione di granaglie e fieno, canapa e segale, di solito raccolti alla fine dell’estate; la copertura dei tetti in beole. All’interno le stanze sono state ripensate per scopi espositivi ma propongono oggetti e materiali relativi alla vita quotidiana.
Poco distante, in frazione Uterio, splendidi mulini e un forno tradizionale ci regalano le immagini della vita di una volta, quando fare il pane era un rito per tutta la comunità in due soli momenti dell’anno. All’ingresso del paese, invece, si trova una segheria idraulica.

Museo walser di Alagna

Scheda Tecnica

TUTTO QUELLO CHE C’E’ DA SAPERE:

  • Tipologia di interesse: ambientale, culturale, storico
  • Difficoltà: (T) Semplice
  • Accesso ai disabili: no
  • Periodo: tutto l’anno
  • Incontro con la Guida e organizzazione logistica definiti in fase di prenotazione del tour

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