CHIESA CIMITERIALE DI SAN MARTINO A SERRAVALLE

Si tratta di un edificio particolarmente antico, al punto che gli studiosi ipotizzano fosse già in loco durante il periodo in cui era in vita sant’Euseo – morto, secondo le fonti, decimo vertente saeculo et uno ovvero nell’XI secolo. L’ipotesi si basa sulla tradizione secondo cui lo stesso corpo di Euseo fu tumulato nell’area cimiteriale della chiesa di san Martino la quale, dunque, doveva per forza esistere.

Sul territorio la chiesa dedicata al santo vescovo di Tours nasce ex novo, per rispondere alle esigenze dei fedeli, senza inglobare e riformulare gli antichi templi pagani come avvenuto nel caso delle chiese di santa Maria di Naula e di Bornate.

È don Florindo a ritrovare il disegno relativo alla ristrutturazione della chiesa di san Martino nel 1930. Il disegno, realizzato su carta e conservato all’interno del busto in legno di san Martino, reca una postilla dalla quale risulta che la vecchia chiesa “aveva la facciata voltata verso tramontana e aveva un pilone in mezzo”. L’autore è il serravallese Francesco Vimnera (n.1659) scultore e artigiano del legno molto apprezzato che realizza, per Serravalle, i busti di sant’Euseo (1696) e san Martino nelle rispettive chiese oltre a opere quali l’urna di san Benedetto per la chiesa parrocchiale di Gattinara (1690) e quella di sant’Olimpio martire per la chiesa parrocchiale di Lenta.

La ristrutturazione intervenuta sulla chiesa serravallese modificherà quell’aspetto originario appena accennato dal disegno del Vimnera e, verso il 1721, consegna l’edificio odierno: la facciata è a capanna, ritmata sapientemente da giochi di linee, vuoti e pieni rappresentati, rispettivamente, da cornicioni marcapiano e lesene, nicchie e finestre. Il bel tetto in coppi copre un edificio a pianta latina con tiburio centrale. L’interno, semplicissimo, è esaltato dal candore dei capitelli fogliati posti sulle lesene, e dalla volta a ombrello nell’abside. Sobrio anche l’altare in marmi neri e rossi, dalle linee tipicamente settecentesche. Il cornicione bianco e rosa a fascio della parte sommitale dell’edificio rappresenta l’elemento decorativo principe del gusto estetico dell’epoca. Tracce di affreschi, purtroppo decisamente ammalorati, affiorano nei pennacchi della volta centrale.

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