CHIESA DEI SS. ANDREA E GAUDENZIO A ZUCCARO

chiesa santi Andrea e Gaudenzio Zuccaro

La chiesa dei santi Andrea e Gaudenzio sorge tra Zuccaro e Orsanvenzo, in un pianoro soleggiato e panoramico, una delle chiese più interessanti del territorio, anticamente legata alla parrocchia di San Giorgio di Valduggia e divenuta autonoma verso il 1480.
Per raggiungerla si percorre l’antica strada che sale verso la Cremosina, divenuta carrozzabile nel 1896, attraversando un borgo di modesta bellezza posto a 612 metri d’altezza che ha conservato le sue origini contadine: sono ancora visibili, in alcuni punti, i terrazzamenti costruiti sui declivi circostanti, indice del sapiente sfruttamento del bosco e delle numerose piantagioni di frutta, un tempo prosperose.

L’area del sagrato della chiesa era originariamente occupata dal campo santo, come ricorda l’elegante croce in ferro battuto svettante dalla colonna in granito posta all’interno del perimetro del giardino della chiesa. Si entra nell’area da un’elegante arcata, poggiata su due colonne in granito con capitello: la struttura, secondo le fonti, sarebbe la rimanenza dell’antica cappella castrense qui costruita verso il 1050 come ex voto degli zuccaresi per lo scampato pericolo dalla fine del mondo.
Quando fu costruito il primo nucleo dell’attuale chiesa (ca. 1480) essa era lievemente interrata, tanto che bisognava scendere 5 gradini; possedeva un rosone in facciata e un tetto a capanna con travi in legno ed era divisa in due spazi da una grande cancellata in ferro battuto eliminata nel 1613.

Entro la metà del Cinquecento e ancora nel corso del Seicento la chiesa subisce vari rimaneggiamenti prima di assumere le forme attuali.

Sul portone di ingresso si osserva una pregevole Natività mentre, nella zona sottostante il portico, si riconosce ancora, anche se ormai un po’ a fatica, un Giudizio Universale. Esso risale al 1566 e fu realizzato al tempo della prima facciata della chiesa, che possedeva un tetto “a capanna” più basso dell’attuale ed era sprovvisto del portichetto. La tradizione identifica l’autore del Giudizio in quel Giulio Cesare Luini attivo anche in alcuni monumenti di Varallo, ma di lui non si possiedono notizie documentarie.

Una volta all’interno si rimane stupiti dalla sua estetica, ricca soprattutto di eleganti arredi. La navata è ritmata da cappelle e affreschi, cornicioni in stucco.

Sul fianco destro si riconoscono i seguenti affreschi: san Marco (1533), Vergine con Gesù, san Rocco, Decollazione di Giovanni Battista, Lapidazione del diacono Stefano, Giovanni Battista (con piccolo orante genuflesso, affresco probabilmente ex voto) – tutti del 1594 circa, Madonna del Rosario (1557).
Un lacerto di affresco del Quattrocento, raffigurante una parte dell’Adorazione dei Magi, spunta dalla zona retrostante l’altare dedicato a sant’Antonio da Padova (lato sinistro).

Nella volta si osservano cinque riquadri con la rappresentazione del ciclo mariano (Natività di Maria, Annunciazione, Presentazione di Gesù al Tempio) e san Gaudenzio. Le sei figure di santi presenti tra i quadri sono invece Giorgio, Caterina d’Alessandria, Barbara, Francesco d’Assisi, Marta e Maria Maddalena. Tra questi si trovano anche delle decorazioni “a grottesca” sugli archi caratterizzati da un fondo blu scuro con puttini e cirri. Riquadri, santi e decorazioni portano la firma di Francesco Ferrari di Valduggia (1657 – 59).

Gli stucchi (cornicioni, capitelli e archi) furono eseguiti da Francesco Bianchi di Cuasso (Varese) nel 1657 e, a titolo di curiosità, oltre a ricevere il pagamento di 150 Lire l’artigiano si fece pagare anche con due brente di vino.

Per gli affreschi dell’arcone trionfale bisognerà attendere invece il 1712, quando Tarquinio Grassi rappresenterà il Trionfo della Passione e della Croce di Gesù. Appena sotto l’arcone si notano le sculture appoggiate sull’architrave: l’architrave e i due angeli ceriferi sono ascrivibili, probabilmente, a Gaudenzio Bonino, mentre il Cristo crocefisso è di ignoto autore; tutte le opere risalgono al 1633.
Nella stessa area appare un’opera singolare: si tratta di un gruppo di testine di angioletti tra nuvole e raggera, sospesi sotto la volta, con funzione di portareliquia. Infatti nel mezzo è incastonata un’urna in argento nella quale si conserva la reliquia della Santa Croce collegata ad un meccanismo che consente di farla scendere in occasione dell’Invenzione della Croce, per restare esposta sull’altare in modo da benedire campi e raccolti.

chiesa santi Andrea e Gaudenzio Zuccaro
chiesa santi Andrea e Gaudenzio Zuccaro
chiesa santi Andrea e Gaudenzio Zuccaro
chiesa santi Andrea e Gaudenzio Zuccaro
chiesa santi Andrea e Gaudenzio Zuccaro

Il battistero presenta degli affreschi di fine Cinquecento ascrivibili alla scuola gaudenziana ed accoglie una vasca completa di ciborio in legno del 1562.
La cantoria e il cassone dell’organo si devono all’opera di Pietro e Antonio Fontana (1685); l’organo è invece uno strumento realizzato dai fratelli milanesi Brunelli, noti maestri seicenteschi.

Nella cappella dedicata a san Bonifacio martire, il cui corpo venne estratto da una imprecisata catacomba di Roma, si trovano degli affreschi con il martirio del santo realizzati da Francesco Ferrari di Valduggia (1683 – 85) mentre sotto la mensa d’altare si osserva un Cristo morto plasmato da Lorenzo Peracino di Cellio (metà XVIII secolo); l’urna contenente le reliquie del corpo di san Bonifacio è in marmo nero con fregi dorati e fu composta da Giovanni Giacomo Fantino dalla Colma di Valduggia nel 1684. il santo tiene in mano dei fogli arrotolati: si tratta di un ex voto pronunciato dai parrocchiani nel 1944 nel quale si impegnano a onorare il santo ogni anno. La pala d’altare raffigura san Bonifacio nell’atto di battezzare un Re.  L’ancona lignea che incornicia la pala d’altare è un pregevole esempio di scultura e decorazione barocca realizzata da Giovanni Giacomo Fantino dalla Colma di Valduggia tra il 1683 e il 1685: si tratta di un manufatto dorato e rifinito con parti in metallo nel quale si notano, oltre alle figure di angioletti, anche le effigi di sant’Andrea apostolo e san Gaudenzio, patroni della chiesa. Si osservano anche due iscrizioni: in alto, nel cartiglio, “Andate, insegnate a tutte le genti battezzandole” mentre, nella cimasa, “Non temete coloro che uccidono il corpo”.

Il corrispettivo altare dedicato a sant’Antonio da Padova presenta un’altra incredibile ancona in legno scolpito, dorato e dipinto: essa venne eseguita da Pietro Francesco Ferrario con la collaborazione di Antonio Pino (tabernacolo) e, probabilmente, Giovan Battista Sceti (sant’Antonio in nicchia) tra il 1653 e il 1663. La doratura venne invece affidata, nel 1705, a Narciso Cataneo di Dernio, originario di Como ma abitante in Novara. Intorno alla nicchia centrale stanno le tele nelle quali sono stati rappresentati alcuni miracoli legati al santo: il miracolo del piede riattaccato e l’anello ritrovato (sinistra), la mula che si prostra davanti al SS. Sacramento (centro) e due momenti di predica – a Ezzelino da Romano e ai pesci di Rimini (destra). Le vicissitudini che portarono alla preparazione di questo altare sono strettamente intrecciate a quelle dell’altare della Madonna del Rosario e a loro volta legate alla presenza dell’affresco quattrocentesco raffigurante l’Adorazione dei Magi. L’altare della Madonna del Rosario fu realizzato in due momenti diversi: nel 1628 Gaudenzio Bonino preparò la Vergine posta in nicchia; mentre nel 1722 fu ultimata l’ancona d’altare ad opera dei fratelli Torelli; quest’ultima presenta, tra le decorazioni, i Misteri del Rosario e i santi Domenico e Rosa da Lima.

Al centro del presbiterio svetta, maestoso e impareggiabile, l’altare piramidale: costruito in legno scolpito, dorato e dipinto nel 1663 da Antonio Pino, già molto conosciuto in zona per altri lavori similari, rappresenta una delle composizioni “sorelle” agli altari piramidali prodotti in Valsesia, senza eguali, nello stesso periodo. Sculture a tutto tondo di angeli e santi, formelle, colonnette, fascioni e bassorilievi creano una spettacolare esaltazione del messaggio evangelico attraverso macchine sceniche imponenti, con una forma ad andamento “piramidale” – appunto, poste nel “cuore” dell’edificio sacro, come nel caso di Zuccaro. Qui si osserva lo svolgimento iconografico del tema dell’Eucaristia; al centro, nel ciborio, sta l’episodio a tutto tondo dell’Ultima Cena mentre, intorno, svariate figure santorali come i vescovi Gaudenzio e Agabio, Giorgio e Martino di Tour, oltre ai santi patroni delle altre chiese zuccaresi: Giuseppe, Antonio Abate, Giovanni Battista, Defendente, Rocco. Simboli della Passione e angeli suonanti trombe completano la complessa iconografia dell’altare.

Sul retro dell’altare piramidale si scorge, unico nel suo genere, il polittico scolpito, dorato e dipinto nel 1543 da Cristophorus de Venetiis (Cristoforo Mantello, abitante a Cremona, noto intagliatore): si tratta di un pezzo di inestimabile valore e bellezza, senza corrispettivi in Valsesia. Esso presenta il Padre eterno in alto, nella cimasa, lateralmente l’Annunciazione, angeli suonanti, e una serie di nicchie all’interno delle quali stanno, a tutto tondo, le statue di vari santi – mentre, nella predella, appaiono in bassorilievo e in mezzo busto le figure degli Apostoli, intervallati da fascioni decorati e dipinti per una complessiva espressione di gusto tardo gotico. La doratura dell’ancona, originariamente posta sull’altare maggiore, fu affidata a Leonardo de Ronco, cremonese ai tempi residente in Milano.

Intorno all’ancona si osservano anche alcune tele, di ignoto autore, rappresentanti momenti della vita di san Gaudenzio (l’ordinazione, a destra; il miracolo dell’acqua taumaturgica, a sinistra). Le due vetrate dipinte che appaiono nel coro risalgono alla fine del Cinquecento e rappresentano i patroni della chiesa (autore ignoto). I quadri della Via Crucis furono eseguiti da ignoto autore tra il 1796 e il 1799, anno della loro benedizione. Splendidi i marmi policromi e intarsiati della balaustra (nero, marmo rosa venato in bianco).

Come si evince da questa rapida disamina delle opere custodite nella chiesa, si tratta di un edificio di grande interesse culturale, meritevole di una visita approfondita con accompagnatori esperti del territorio.

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