CHIESA SANTA MARIA DELLE GRAZIE A GRIGNASCO

Immersa nel nucleo medievale di Grignasco, tra le case costruite in ciottoli di fiume, sta la chiesa dedicata a santa Maria delle Grazie, un edificio tanto bello quanto particolare.

Gli studiosi hanno da tempo notato come la grandezza dei ciottoli e dei massi utilizzati per buona parte del tessuto murario dell’edificio possano far pensare ad un impiego ben diverso di questo in origine. Anche la toponomastica delle stradicciole intorno alla chiesa suggeriscono la veridicità dell’ipotesi: via Castello, via Torrione, fosso del Castello e simili. Pertanto si può pensare ad un torrione fortificato inglobato nella chiesa successiva.

L’iscrizione posta in controfacciata, all’interno della chiesa, può darci alcune informazioni sull’epoca di fondazione, sulla committenza e l’artista che si occupa della decorazione: “Il nobile Pietro Durio pose nel 1489 le fondamenta di questa chiesa dedicata a santa Maria delle Grazie. Parimenti il sacerdote Giacomo Durio suo figlio e primo rettore della chiesa la ricostruì nella forma presente. Angelo De Canta maestro nell’arte pittorica ne terminò la decorazione nel mese di giugno dell’anno 1543”.

Incrociando questi dati con i documenti capiamo che la chiesa, nel 1489, è rimodernata rispetto ad una struttura preesistente e che viene affidata la decorazione complessiva, estesa alle pareti laterali della navata, alla bottega dei Cagnoli, composta da Tommaso e dai suoi figli Francesco e Sperindio.

Pochi anni dopo la chiesa viene ulteriormente ammodernata: si innalza il campanile, si preparano le volte in sostituzione della copertura lignea a capriate, si alzano le pareti laterali, si allunga la navata fino all’attuale facciata. Le opere sono nuovamente volute dai Durio che, in questa circostanza, fanno preparare anche la sepoltura di Giacomo, il primo rettore, sotto la zona absidale. In questa occasione a dipingere la chiesa viene chiamato un nipote di Tommaso Cagnoli, Angelo De Canta il quale, come riportato nell’iscrizione della controfacciata, termina i lavori nel 1543. Il De Canta affresca la chiesa dalle volte al pavimento, con scene dal linguaggio aulico e gentile.

All’interno la chiesa colpisce proprio per la maestosità della struttura e l’apparato decorativo avvolgente. Tra gli affreschi ancora leggibili troviamo:

– sul fianco destro: le figure dei francescani san Francesco e san Bernardino con san Rocco e san Sebastiano; l’Adorazione dei Magi; l’episodio di san Maurizio che offre il mantello al povero; la Pietà tra san Graziano e sant’Antonio Abate; la Vergine delle Grazie che apre il mantello per ospitare i fedeli; un san Rocco; oltre a dei graffiti nei quali ricorre spesso il nome dei Durio tra alcune date.

– nella zona absidale: una Pietà; sant’Eusebio e santa Lucia; una Crocifissione sull’arco trionfale; una Madonna in trono con il bambino; il Cristo Pantocrator nel catino insieme alle figure antropomorfe dei quattro Evangelisti e, sotto, la teoria degli Apostoli;

sul fianco sinistro: un Battesimo di Gesù.

Molto delicate le decorazioni in grottesche che fanno da quadratura agli affreschi.

Per un certo periodo la chiesa di santa Maria delle Grazie assolverà funzioni parrocchiali (seconda metà del Cinquecento), nel periodo di sospensione della chiesa di Bovagliano dallo stesso esercizio. È il periodo in cui nascono importanti frizioni tra la famiglia Durio e la comunità dal momento che i Durio, in cambio del finanziamento delle opere della chiesa delle Grazie, si erano ritagliati una sorta di ius patronato sulla cappella maggiore oltre al diritto di sepoltura (iniziato con il sepolcro di Giacomo); la popolazione e il vescovado, tuttavia, intendeva la chiesa come luogo di pubblico officio. Nel frattempo, la chiesa accusa cedimenti strutturali e incuria, al punto che la dignità di parrocchiale passa all’oratorio di san Graziano. Con l’andare del Seicento si percepisce la necessità di una nuova chiesa parrocchiale, peraltro più ampia e adatta alla funzione.

Il duro colpo inflitto alla comunità dalla peste del 1628 – 30 segna una svolta sulla struttura della chiesa: adattata alle misure volute dal vescovo Volpi nel 1617 durante la campagna di lavori che si svolgono dal 1641 al 1649 la chiesa viene ruotata nord-sud e viene articolata in tre navate. La trasformazione comporta la riduzione dell’abside decorato dal Cagnoli in cappella laterale e l’abbattimento della parete nord con gli affreschi di De Canta; si decide per un coro e due altari, dedicati a santo Stefano (destra) e alla Madonna del Rosario (sinistra). Gli arredi lignei sono dell’aronese Bartolomeo Tiberino. La chiesa è nuovamente consacrata nel 1711 e torna a svolgere funzioni parrocchiali. Nonostante il cambiamento la chiesa è, ora, al suo apice.

Con l’avvento del Regno di Sardegna la comunità deciderà, infine, per la costruzione di una nuova e poderosa chiesa parrocchiale, fatto che comporterà il completo denudamento della chiesa dei suoi arredi e delle reliquie. Gli attriti tra i Durio e la comunità continueranno ancora per molto tempo, al punto che la chiesa sarà divisa in due parti da un muro: la parte del coro della sacrestia alla comunità, il corpo della chiesa ai Durio. Persa la gloria della famiglia, la chiesa piano piano perse la funzione liturgica; la parte comunale, altrettanto, utilizzerà gli spazi in molti modi (da archivio a magazzino, da scuole a corsi professionali). Come triste finale, la Soprintendenza deciderà di alzare il pavimento per effettuare ricerche archeologiche lasciando poi la chiesa priva di copertura.

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