ALTRI PUNTI DI INTERESSE A RIMASCO

LE TORBE

Con il termine “torba” si indica l’antica tipologia della casa alpestre in legno, molto comune nella fascia “alta” del territorio valsesiano; esso veniva impiegato per le prime volte in un documento della Valformazza del 1302 e approda nell’area valsesiana verso il 1334. Per molto tempo gli studiosi hanno dibattuto sulla natura descrittiva del termine: se esso indicasse la casa oppure il granaio-fienile oppure il solo granaio.
In ogni caso, nei villaggi degli alpeggi di Rimasco si possono osservare, ancora oggi, diversi esempi di case in legno risalenti ai secoli XV – XVI, per quanto in numero estremamente ridotto a causa del naturale degrado al quale queste strutture sono state sottoposte nel tempo (eventi atmosferici come la neve) o ad un cambiamento della tipologia costruttiva e al loro progressivo abbandono.
Passeggiando tra le frazioni se ne potranno osservare alcune a Ca di Zelle, Dorca, Priami, Oro Superiore, Piè di Rosso.

L'ORATORIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Si tratta di una delle strutture religiose storicamente più rilevanti del territorio, una piccola cappella eretta nel XV secolo e successivamente ingrandita. Si trova all’ingresso di Ferrate, poco dopo località Molino, in un punto nel quale la mulattiera congiunge la strada con gli alpeggi più elevati della valle del Lampone. È possibile che la dedicazione sia da far risalire alla famiglia Scarognini di Varallo, particolarmente devota a questo Santo ed enfiteuta degli alpeggi del Vescovo di Novara in val d’Egua; la stessa famiglia, nel 1439, fece costruire un oratorio omonimo alle porte di Varallo. Prima dell’arco che immette nell’abside si osservano le immagini di San Biagio e San Cristoforo, mentre su una parete laterale si trovano San Sebastiano, San Rocco e un santo Vescovo (Fabiano o Grato) risalenti alla fine del ‘400; nell’emiciclo absidale, invece, vennero dipinte le Storie della vita del Santo (1568): la Decollazione (a destra), il Battesimo di Gesù (al centro, sotto la figura del Dio Padre), Salomè con la testa del Santo in mezzo ad altri commensali (a sinistra).

LA CAPPELLA DI SANT'ANTONIO

In località Priami si trova una graziosa e antica cappella cinquecentesca dedicata a Sant’Antonio da Padova. La struttura, coperta dal tradizionale tetto in beole, si presenta con un portico quadrato ed era destinata alla sosta durante gli spostamenti verso valle. All’interno si trovano degli interessanti affreschi, datati al 1552, tra i quali si riconoscono: l’immagine di San Giacomo Maggiore, all’interno della nicchia centrale in muratura; la Vergine del Latte (destra) con in braccio il Bambino; San Sebastiano (sinistra); sul fianco sinistro della cappella: la Vergine in trono con il Bambino in mezzo a un San Fabiano (destra) e San Bernardo (sinistra); sul fianco destro della cappella: figure molto sbiadite di San Defedente, la Madonna con il Bambino, le figure dei quattro Evangelisti. Alcuni studiosi affermano di poter ascrivere questi ultimi alla produzione di Graziano Scolari, attivo pochi anni dopo anche nella chiesa parrochiale di Rimasco. Sugli affreschi sono rimasti impressi numerosissime iscrizioni, simboli cruciformi, figure di galline. Nella nicchia del piccolo altare si trova una statuetta che raffigura il santo, sebbene essa sia stata collocata di recente per sostituire una precedente rubata.

A SPASSO TRA LE FRAZIONI

Come sempre accade in Valsesia, i declivi montani soprastanti i centri abitati vallivi conservano collegamenti viari, cappelle, strutture rurali, mulini, segherie, forni frazionali. Anche a Rimasco,prendendosi un po’ di tempo per passeggiare e sbirciando tra i profili dei paesaggi, si può godere di uno spaccato di cultura antica e locale.
Dalla chiesa parrocchiale si raggiunge velocemente la Munca (994 m) con una piccola cappella risalente al ‘500, in seguito rimaneggiata. Dalla confluenza dei torrenti Sermenza ed Egua si guadagna Ca Bastucco (920 m) che prende il nome, probabilmente, da uno dei primi coloni presenti in un atto del 1439 (Johannes Bastucho de Rimascho).
Risalendo la strada provinciale verso la Valsermenza si attraversano Pianella (915 m) dove, nel corso dell’ ‘800, erano ancora in funzione delle segherie, e la località Peschiera (921 m) dove stavano delle vasche per l’allevamento ittico impiantate negli anni ’50 del ‘900 oltre ad una segheria più antica.
A Ca di Zelle (988 m) si osservano delle case seicentesche mentre per raggiungere Piana (1.100 m) si attraversa un bosco per guadagnare un ampia zona prativa dove si trovano delle case in legno e pietra di utilità rurale.
Seguendo la strada provinciale verso Carcoforo si arriva a Pian delle Bocciole (913 m) dove stava un mulino (molino Rimaschi, 1665), almeno due segherie e la cappella di Santa Croce. Proseguendo si supera Pra dei Galli (919 m) per raggiungere Pian della Ratta (1.191 m), luogo dell’ex impianto sciistico. Seguendo la mulattiera si trova Priami (1.030 m) con la cappella di Sant’Antonio, già citata nei documenti a partire dalla fine del ‘400, una torba e la cappella dedicata ai santi Fabiano e Sebastiano, oltre a delle belle case sorrette da colonne.
Proseguendo verso Pian Dorca si guadagna il Chiesetto (1.016 m) con una struttura rettangolare prolungata anteriormente nel portico; l’ingresso è alto solo 80 cm, quindi il visitatore è obbligato ad abbassarsi. Al suo interno sono sopravvissuti alcuni lacerti di affreschi e si possono riconoscere le immagini di una Madonna con il Bambino, San Giovanni Battista e un altro santo, datati 1558. La consuetudine vuole che davanti a questa cappella anticamente ci fosse un cambio di trasportatori dei defunti che provenivano dall’alta valle verso Rimasco; e, sempre qui, le famiglie scambiavano i saluti con i parenti in procinto di emigrare. Dal chiesetto, seguendo la mulattiera, ci si ricongiunge alla strada provinciale.
Si raggiunge il pianoro della Dorca (1.272 m) lasciando il Montù attraverso una mulattiera in parte tra i boschi che è, probabilmente, una delle più panoramiche verso Rimasco e il lago. Questa località, rimasta pressochè invariata nel tempo, viene citata per le prime volte verso il 1420. Qui si possono osservare alcune case in legno, risalenti alla prima metà del ‘500, e alcune case in pietra della seconda metà del secolo. Al centro della frazione sta l’oratorio di Santa Apollonia (‘600) mentre, ai margini opposti, stanno la chiesetta di Santa Maria e la cappella della Madonna. In quest’area erano sistemati anche alcuni forni per la calce, come testimoniano alcune lettere d’inizio ‘600 relative ad un contenzioso sul loro utilizzo che coinvolsero alcuni membri del nobile casato D’Adda.
Risalendo la Val d’Egua si arriva a Balmelle (1.054 m), una delle prime frazioni fondate sul territorio, con la sua cappellina dedicata a San Giacomo; Molino (1.087 m) è invece uno degli ultimi abitati ad essere documentati e, nel nome, ricorda la presenza dello storico mulino comunitario oltre che di due segherie e una cappella dedicata a San Rocco. Da questa cappella si diparte il sentiero verso Carvaccia (1.193 m), minuscola località composta di sole tre case e il cui primo abitante viene nominato per la prima volta nei documenti nel 1531. Inoltrandosi verso la valle del Lampone si può osservare la cappella cinquecentesca dedicata a Sant’Agata prima di giungere a Ca Forgotti (1.137 m) dove si trovano diversi edifici in pietra costruiti tra il XVI e il XIX secolo. Seguendo la mulattiera si arriva prima a Oro inferiore, un insediamento stagionale, e poi Oro (1.359 m) i cui terreni vennero inizialmente affidati dal vescovo di Novara alla famiglia Scarognini di Varallo e in seguito a coloni rimellesi; vi si possono osservare delle torbe e l’oratorio di Santa Filomena, ricostruita nel 1842 in luogo della cappella cinquecentesca in rovina; accanto stanno due vasche in pietra.
Numerosissimi, in questa area, sono gli alpeggi, antichi e panoramici.
Campo Ragozzi (1.197 m) si presenta come un grosso agglomerato ed è una delle frazioni più antiche: la prima attestazione risale al 1387. Vi si trovano l’oratorio di Santa Elisabetta (riedificato nel corso dell’ ‘800 in luogo di una precedente cappella danneggiata), l’oratorio della Visitazione e alcune torbe.
A Piè di Rosso (1.223 m) s’incontra la cappella di San Bernardo, risalente al ‘500, sull’antica mulattiera che volge verso Carcoforo. All’interno si trovano degli affreschi che, per lungo tempo, erano stati occultati da intonaci ottocenteschi utili a supportare l’immagine della Madonna di Oropa: un distaccamento casuale ha restituito i dipinti originali,m risalenti al 1527. Tra questi, gravemente danneggiati, si possono riconoscere le fisionomie di San Cristoforo, San Bernardo d’Aosta e Sant’Onofrio.

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