ANGELA MARIA PALANCA

A Boccioleto si conservano le memorie di Angela Maria Pitteti (1690 -1763) detta anche “Palanca”, per estensione, dal nome della frazione Palancato, luogo di origine della sua famiglia. È certamente la donna di maggior spicco del Settecento valsesiano: una pittrice emigrata a Torino, territorio nel quale produrrà la maggior parte delle sue opere e dove vivrà una vita di successi fino ad essere sepolta nel Duomo (cripta San Giovanni).

Ma iniziamo dal principio: i documenti non tramandano mai nomi di donne dedite alle arti e ai mestieri; ciò non significa, però, che le donne non si siano applicate in settori nei quali, normalmente, erano gli uomini ad essere consacrati alle memorie del futuro. Anche per questo, la biografia di Angela Maria assume delle sfumature interessanti.

Prima di otto fratelli, nasce da Giovanni Lorenzo Pitteti e Maria Lancia, entrambi bocciolettesi che, verso il 1697, decidono di stabilirsi a Torino, già luogo di tradizionale migrazione di valsesiani. Giovanni Lorenzo era un valente intagliatore e costruttore di flauti. Nella sua bottega torinese si occupava di strumenti musicali e produceva oggetti in avorio e legno d’ebano, molto apprezzati anche dalla Corte sabauda. L’attività sarà seguita, con molto successo, dal figlio Carlo, che diventerà un rinomato costruttore di strumenti musicali tra i quali i documenti citano anche gli oboi e i fagotti.

Angela Maria, ormai quindicenne (1705), si dedica da tempo alla pittura. A ventun anni, invece, contrae matrimonio con il borgosesiano Giovanni Felice Zenone, uno dei casati più noti e influenti della Valsesia di quel periodo. Le nozze vennero celebrate nel duomo di Torino (1711). Nulla si sa di come i due si conobbero ma è noto che anche nel casato degli Zenone alcuni membri praticassero la pittura (i più noti sono Francesco, Caterina e Paolo Zenone). I documenti riportano, accuratamente, la descrizione della dote di Angela Maria, composta, in prevalenza, da opere d’arte: più di centosessantacinque tra quadri, disegni, modellini, oltre a libri di stampe – in pratica uno studio giovanile. Significativo è che l’elenco sia sottoscritto da Pier Domenico Ollivero, pittore famosissimo sul territorio torinese per le sue “bambocciate” (scenette popolari di genere), maestro di Angela Maria. Dopo soli cinque anni di matrimonio, però, il fratello di Angela Maria, Carlo, fa redigere una procura (1716) dove si dichiara che a causa dei cattivi costumi dello sposo Angela Maria è costretta a lasciare la casa borgosesiana coniugale per tornare a Torino nella casa del fratello. Angela Maria, che non vuole farsi mantenere da Carlo, ottiene di riscuotere una donazione fatta a suo favore dal fratello del marito in occasione delle nozze, convertendoli in alimenti e abbigliamento per la sua persona. Si tratta, certamente, di una situazione anomala per una donna dell’epoca che riesce a dividersi dal marito e a riscuotere le sostanze che le spettano per essere indipendente. La nuova situazione e il rientro a Torino la riavviano felicemente ad una brillante carriera di pittrice, tanto che nel 1737 esegue il primo quadro per un disegno di arazzo destinato alla Corte sabauda. Da qui, il successo come pittrice di bambocciate sarà inarrestabile. Suoi saranno anche due tele per la chiesa di San Giacomo di Varallo, ma il suo pennello continuerà a preferire scenette di genere dai toni brillanti e vivaci, in cui le figure allungate e sognanti si muovono in contesti sereni, idillici, aristocratici, ma anche in scene di mercato e di campagna: il suo occhio amante del dettaglio rende ogni soggetto vitale e piacevole, di grande effetto narrativo.

Angela Maria muore il 13 aprile 1763.

SOPRA: Sosta di caccia presso un’osteria, verso 1750. Olio su tela, cm 103×98

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