1914: Sciopero Manifattura Lane Borgosesia

Negli ultimi anni del 1800 il numero di operai che lavoravano nelle fabbriche era in continuo aumento, ma le loro condizioni sia per i massacranti turni lavorativi che per la misera paga non erano certo buone. Il nuovo partito socialista, nato da pochi anni, diede voce a questi malumori,  ci furono le prime rivendicazioni e proteste con scioperi un po’ in tutta la Valle. Si formarono le prime associazioni operaie per tutelare i pochi diritti che avevano, ma spesso le loro richieste furono inascoltate oltre al fatto che sovente i primi scioperi portarono anche danni economici in quanto alcune fabbriche chiusero i battenti. Già dal 1899 in M.L.B e in altre industrie Valsesiane ci furono scioperi per cercare di migliorare le condizioni di lavoro in fabbrica. I comizi della maestra Maria Giudice portavoce di queste rivendicazioni, amica di Giorgio Angelino, capo indiscusso del socialismo Valsesiano si fecero sempre più accesi e il 20 maggio  1914 dopo giorni di tensioni, discussioni e malumori per alcune richieste respinte dalla direzione, iniziò quello che fu il più lungo e grave sciopero della zona che condizionò per diversi mesi la vita a Borgosesia e non solo. Ci furono da subito gravi tumulti e disordini con feriti, che le forze locali nonostante i rinforzi non sarebbero riusciti a fermare. Arrivarono già nel pomeriggio a Borgosesia un reparto di Fanteria, seguito da uno di Cavalleria di Savoia, più avanti sostituiti da reparti di Alpini e dai Lancieri di Vercelli, per garantire l’ordine pubblico, ma con circa 1700 persone coinvolte nell’agitazione non fu certo impresa facile. Questi soldati avevano inoltre il compito di scortare le balle di lana che arrivano alla stazione per essere lavorate in fabbrica e garantire l’incolumità degli operai (chiamati krumiri) che non avevano aderito allo sciopero, scortandoli all’entrata e uscita dallo stabilimento. I tumulti e gli scontri proseguirono anche nei giorni successivi e nonostante la mediazione delle autorità locali tra cui il geom. Sesone, il prof. Conti e l’interessamento dell’On. vercellese Carlo Caron, la  direzione M.L.B e le maestranze non giunsero a nessun accordo importante. Lo sciopero proseguì per oltre sei mesi con gravissime ripercussioni economiche in tutta la valle, e Giorgio Angelino dovette mettere diverse volte mani al portafoglio per aiutare gli scioperanti in situazione precaria per i mesi senza stipendio, situazione che si aggravò però con l’incendio del tutto accidentale (sembra) al mulino dello stesso Angelino. Non c è una data precisa sulla fine dell’agitazione, dopo mesi di estenuanti trattative la gente stufa e sfinita riprese gradualmente il lavoro mano a mano che l’azienda concedeva qualcosa. Per altro i gravi avvenimenti nazionali avrebbero a breve superato il clamore dello sciopero… Circa un mese dopo l’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914, sarebbe scoppiata la Prima Grande Guerra Mondiale, con l’ intervento dell’Italia dall anno successivo.

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