Chiesa parrocchiale SS.Pietro e Paolo

Il centro abitato è dominato dall’imponente struttura della chiesa parrocchiale, circondata da un lembo di prato nel quale trova posto anche la cappella – ossario e il masso dal quale, per tradizione, il Giacomaccio arringò la folla nel 1518. Sul fianco destro, invece, si apre l’area cimiteriale. La chiesa presenta una pianta a croce latina, con quattro cappelle laterali. La struttura è stata più volte rimaneggiata e ampliata nel corso del tempo.

BoccioletoAll’interno si trovano campagne pittoriche plurime, eseguite tra il Quattrocento e l’Ottocento, con figure di Apostoli, Santi (tra i quali S. Rocco e San Sebastiano di Pietro Borsetti, XVIII secolo – una Santa Filomena di Dedominici, San Grato, Santa Caterina d’Alessandria, la Vergine del Latte, i Santi Pietro e Paolo (di Antonio Orgiazzi il Vecchio, XVIII secolo), mentre nel catino presbiteriale gli affreschi (Storie dei Santi Pietro e Paolo) vennero eseguiti da Giovanni Avondo nel 1820. Le tavole della Via Crucis che adornano la navata, ottocentesche, sono di Giovanni Piccina.

Meritano un’attenzione particolare alcuni dei numerosi arredi lignei della chiesa, tutti dorati e dipinti.

Il maestoso altare piramidale, posto al centro del presbiterio, richiama l’attenzione. La richiesta per quest’opera così straordinaria venne inoltrata in vescovado nel 1690, quando i lavori per l’ampliamento della chiesa erano ormai terminati. I lavori iniziarono nel 1702 per concludersi nel 1708 grazie alla bottega del minusiere bocciolettese Francesco Antonio D’Alberto che si occupò anche della doratura e della pittura. L’altare è strutturato su tre ordini ed è ricco di decorazioni a rilievo, statuette, colonne e completo dell’architettura del tabernacolo, a se stante. Fu defraudato di alcuni arredi durante un furto avvenuto nel 1979.

Sul fianco sinistro, nella prima cappella dedicata alla Madonna del Rosario, spicca la scultura della Vergine con il bambino, opera di Bartolomeo Ravelli (1645-46). Nella seconda cappella, dedicata a San Giuseppe, si trova la scultura del Santo con il piccolo Gesù bambino, festoso, opera risalente al 1693 e realizzata da Francesco Antonio d’Alberto.

Nella prima cappella del fianco destro si trova l’altare dedicato a Santa Marta e alla Madonna del Gonfalone, appartenente all’antica confraternita omonima. La cappella è stata defraudata a più riprese con la perdita di molte statue che costituivano l’arredo del prezioso altare. Esso è stato realizzato in legno dorato verso la metà del Seicento da un ignoto scultore valsesiano, di raffinata bravura e stilisticamente vicino agli Sceti; intorno stanno gli otto medaglioni del Rosario dipinti da ignoto autore.

Di fattura preziosa è poi l’armadio con bancone della sacrestia, opera di Bartolomeo e Gaudenzio Ravelli del 1617, che presenta cariatidi scolpite alte 80 cm, statuette e motivi ornamentali. Appartengono alla stessa bottega e allo stesso anno l’esecuzione del cassone della sacrestia e del prezioso confessionale, posto nella navata della chiesa.

In ultimo, l’armadio e i busti porta reliquie del presbiterio, in legno dorato e dipinto: il primo è opera di inizio Settecento di Giovanni Antonio d’Alberto mentre i secondi sono di Francesco Antonio d’Alberto (1687-93).

Del cinquecentesco altare maggiore, poi perduto, faceva parte l’ancona lignea di cui sopravvive solo la scultura raffigurante San Pietro (ca.1535-40) realizzata da uno artista ignoto in stile tardo gotico: i documenti attestano anche la presenza di tavole dipinte (Santa Caterina, Santa Maddalena, San Giovanni e San Paolo) poi asportate e perdute.

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