LE CHIESE PRINCIPALI DI CARCOFORO

LA CHIESA PARROCCHIALE DI SANTA CROCE

La chiesa parrocchiale di Santa Croce si adagia su una piccola piazzetta nel centro del villaggio di Carcoforo.
Venne edificata in luogo di una chiesa antica e rimaneggiata più volte nel corso del tempo prima di essere consacrata nel 1618. La struttura si presenta con pianta a croce latina conclusa da abside semicircolare, una navata unica coperta con volte a botte ritmate da lesene e cornicioni. Papa Paolo V concesse alla chiesa la benedizione di “altare privilegiato”, come viene ricordato in una iscrizione dell’epoca. Dietro l’altare maggiore in marmi policromi si vede una splendida ancora lignea e dorata realizzata nel XVII secolo da uno scultore valsesiano; al suo interno sta una Crocifissione dipinta a olio su tela. Molto pregiate anche le balaustre in marmo verde di Cilimo (località di Varallo). In controfacciata è stato sistemato lo storico organo, completo della cantoria, risalente al 1841 e costruito dal noto organaro Bartolomeo Gippa di Sabbia. La tradizione vuole che siano state le donne carcoforine a trasportare l’organo dalla strada verso la chiesa, portandolo in spalla, per poi essere ricompensate con “una scioppa di vino”. La navata maggiore è ingentilita dalle immagini della Via Crucis dipinte dal maestro Lorenzo Peracino di Cellio (XVIII secolo), restaurate verso il 1950 da Eugenio Rappa, pittore carcoforino; e da due confessionali in legno scolpito incassati nel muro. Una delle cappelle laterali è dedicata alla Vergine e contiene un dipinto dell’Avondo, pittore di Balmuccia, mentre l’altro altare laterale è dedicato a San Marco.

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LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

All’ingresso del paese, sulla strada che segue il corso del torrente Sermenza, i carcoforesi verso il 1734 vollero far costruire un arco adatto ad abbellire questa parte dell’abitato, chiamato in seguito “Arco della Buona Accoglienza”. Esso venne restaurato nel 1929, fatto che rimise in evidenza una iscrizione posta nel 1896 a ricordo del passaggio di Papa Pio XI (“Pio XI dal 2 al 10 agosto 1896 in questo comune soggiornando pregò insegnò vinse le vette”).
Appena varcato l’arco si trova la Chiesa della Madonna delle Grazie che venne eretta entro il 1667. La chiesa si presenta a pianta centrale con due cappelle laterali dedicate a San Giuseppe, caratterizzata da un altare ligneo, e a Sant’Antonio Abate, il cui altare è pregevolmente lavorato in stucco.

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LA CHIESA DELLA MADONNA DEL GABBIO

La tradizione popolare tramanda una leggenda particolare a ricordo dell’erezione di questa chiesetta.
Si dice, infatti, che “i pastori dell’Egua, a Piana “Bondeu” un poco prima del colle dell’Egua (m.2239), trovarono una Madonnina e decisero di portarla a valle in un sacco. Giunti a Carcoforo, in località Gabbio, deposero il sacco per un attimo di riposo ma, al momento di riprendere il cammino, il sacco divenne così pesante da non riuscire più a sollevarlo nonostante ripetuti tentativi. I pastori, con la saggezza delle genti di montagna, decisero allora di costruire sul luogo una piccola cappella ed ivi deposero la Madonna. L’alluvione del 1700 causò ingenti danni ed anche la cappella fu interamente distrutta dalla forza delle acque. Rimase miracolosamente al suo posto la Madonna. I carcoforesi allora le dedicarono una piccola ma preziosa Chiesa, un po’ più arretrata rispetto al torrente, ma sempre nello stesso luogo”.
La dedicazione individua l’edificio in un’area esterna al villaggio, come di consueto, deputata al pascolo o al prato; e proprio le aree marginali sono, sovente, quelle nelle quali si tramanda la fondazione di un luogo di culto a seguito di un episodio miracoloso. Nel caso della chiesa carcoforese, la ricostruzione settecentesca si deve, in  particolare, ad Emiliano Agnesetti.
Le fonti attestano la presenza di una cappella nell’area del Gabbio almeno a partire dal 1569. Verso la metà del XVIII secolo la comunità decise di ampliare l’edificio (gli studiosi suggeriscono che l’esempio venne dagli ampliamenti sulla chiesa parrocchiale operati nella vicina comunità di Bannio, in Valle Anzasca, con la quale i carcoforesi erano in contatto) che venne terminato nel 1744; nel decennio seguente, la campagna pittorica degli spazi interni ed esterni venne affidata ad Antonio Orgiazzi “il Vecchio” che eseguì decorazioni in stile rocaille con quadrature architettoniche, fiori e figure della Vergine (l’artista lavorò sugli affreschi della chiesa sia prima dell’alluvione del 1755 che dopo la ricostruzione).
Nel 1755 delle intense piogge causarono una alluvione e alcune frane: la chiesa del Gabbio venne distrutta. La tradizione popolare, ancora una volta, riporta delle storie pittoresche: la presenza di tre streghe, una donna che vide l’icona della Madonna, piangente, intatta tra le macerie. La chiesa, tuttavia, venne risistemata entro il 1758.
All’interno la chiesa si presenta con una navata unica e abside voltata; l’altare maggiore, in legno e stucco, venne realizzato da Giovanni Antonini (1829); sul lato destro erano sistemati gli ex voto, all’interno di una nicchia ora vuota; in controfacciata trovò posto l’organo completo di cantoria in legno dipinto. La facciata esterna è elegantemente dipinta con l’immagine della Vergine con il Bambino e, in una lunetta, il “Miracolo della Neve”.

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