CHIESA PARROCCHIALE DI SCOPA

La chiesa parrocchiale di San Bartolomeo è una delle chiese più antiche della Valsesia. Fu matrice e centro battesimale di tutte le chiese della parte alta del territorio fino a Varallo: il progressivo popolamento delle valli portò le varie comunità a staccarsi progressivamente dalla pieve di Scopa per rendersi autonome e garantirsi una migliore fruizione religiosa, un processo che durò dal 1325 (distacco di Riva Valdobbia) al 1558 (Balmuccia).

Oggi si può osservare una chiesa dalle linee architettoniche settecentesche, frutto di diversi interventi di ampliamento. All’esterno si osserva l’elegante porticato, sorretto da colonne di pietra, realizzato nel 1828. Esso cinge la chiesa nel suo fianco destro e in facciata. Sotto il portico si trovano alcuni affreschi, tra i quali un grande San Cristoforo, una lunetta con la rappresentazione di una Natività sopra il portale laterale di ingresso e una lunetta con l’effige di San Bartolomeo sopra il portale d’ingresso centrale. Accanto al portale d’ingresso sta una porta in legno in stile gotico che immette nella cappella romanica, una parte della struttura della primitiva chiesa. Sopra la porta sta una targa commemorativa del giuramento dei valsesiani contro Fra’ Dolcino, evento poi rivelatosi infondato. Al suo interno restano due finestrelle gotiche e gli affreschi con le immagini dei quattro Evangelisti.

L’interno della chiesa maggiore presenta una pianta a croce latina, ritmata da lesene coronate da capitelli decorati a foglia di acanto, cornicioni alla base dello slancio delle arcate superiori. Il grande affresco nella cupola sopra l’altar maggiore rappresenta la Gloria di San Bartolomeo, raffigurato in mezzo alle volte celesti e agli angeli. Tra le tele dipinte di maggior interesse si segnala “Gesù benedetto dalla Madre prima di andare alla Passione” di ignoto autore.

Sono qui conservate e venerate le reliquie di Sant’Ammonisia, recuperate dalla catacomba di Priscilla nel 1750 e trasportate nella chiesa di Scopa entro il 1755 grazie ai fratelli Giovanni Antonio e Pietro Antonio Pianazzi, la cui famiglia già da qualche generazione era emigrata a Roma. Inizialmente le reliquie vennero sistemate nella cappella di San Marco; nel 1880, invece, su indicazione del sacerdote, furono sistemate in una urna più grande all’interno di un corpo di cera e vestito con un abito preparato dalle ragazze del paese. Da allora la cappella venne intitolata alla santa. Sant’Ammonisia a Scopa è invocata come protettrice dalle inondazioni del Sesia.

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