FRA DOLCINO

Con questi versi Dante, nella sua Commedia, parla di Fra Dolcino (al secolo Dolcino Torielli o Tornielli, Prato Sesia ? ca. 1250 – Vercelli 1 giugno 1307) il predicatore accusato e giustiziato per eresia dall’Inquisizione. Tra notizie vaghe ed altre più leggendarie, sappiamo che nacque in una famiglia benestante e che nel 1291 entrò a far parte del movimento degli Apostolici (in seguito condannato da Papa Onorio IV e represso). Sembra che Dolcino fosse dotato di grande abilità oratoria, con la quale impartiva dettami di vita povera, ispirata ai principi espressi da Gioachino da Fiore; la sua capacità accrebbe il numero degli aderenti agli Apostolici ma anche l’ira della Chiesa, per via dei contenuti della sua predicazione apertamente ostile a Roma e, in particolare, al papato di Bonifacio VIII. Durante la predicazione nelle zone di Trento e del lago di Garda Dolcino conobbe Margherita Boninsegna, che divenne presto sua seguace e compagna.

Verso il 1304 Dolcino e i suoi arrivarono in Valsesia ma è impossibile stabilire con certezza il motivo che li spinse tra queste valli; ancora più difficile capire, oggi, se i valsesiani fossero contenti di questa presenza, o per lo meno non contrari. La maggior parte delle fonti superstite, infatti, è di parte ecclesiastica.
Molti studiosi si sono avvicendati per stabilire l’originalità del documento che nel 1305 pare fosse stato redatto da diversi valsesiani (il così detto “Statuto di Scopello”) riuniti nella chiesa di San Bartolomeo: avrebbero giurato sui vangeli di combattere i dolciniani sottoscrivendo un documento che, però, si è rivelato un falso. Quel che è certo è che verso il 1306 il Vescovo di Vercelli, Raniero Avogadro, con l’avallo di Papa Clemente V promosse una vera e propria crociata contro Dolcino e i suoi seguaci. La spedizione arrivò fino alle valli valsesiane e biellesi dove, da tempo, i dolciniani erano stati accolti (o dove si erano rifugiati?). Dopo l’assedio sulle pendici del Monte Rovella, nel 1307 l’esercito di Raniero riuscì a sterminare gli ultimi superstiti dolciniani. Margherita fu arsa sul rogo sulle rive del torrente Cervo, vicino Biella, Dolcino invece a Vercelli, dopo esser stato sottoposto a processo e tortura.

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