Questo è un argomento delicato che va affrontato con intelligenza e voglia di capire cosa è realmente capitato ai nostri ascendenti. Infatti il fascismo è stata una malattia tragica, progressiva con sintomi via via più gravi attenuati da una propaganda ipnotizzante e molto invasiva e da interventi di per se anche buoni in campo sociale.

Nacque favorito dai disoccupati generati dalle difficoltà economiche, dai reduci di guerra che dopo anni di sacrifici non trovavano occupazione e rispetto, con l’aiuto benevolo di industriali e proprietari terrieri, dai residui dell’interventismo deluso dalle concessioni concesse dagli alleati all’Italia Tutto si coagulò attorno ad una figura, ex combattente,uscito dal Partito Socialista: Benito Mussolini.

Il Fascismo ebbe un consenso piccolo agli inizi caratterizzati dalle sue azioni molto violente tollerate da una monarchia accondiscendente. Questo primo periodo, iniziato dopo la fine della prima guerra mondiale,fu caratterizzato in Valsesia dalla figura di Carlo Gallarotti con la sua Disperata e dai suoi “Lupi della Valsesia”.

Verso il 1926 il fascismo si liberò dalle sue figure più violente fra cui localmente il Gallarotti ed assunse vesti almeno apparentemente rispettabili. Il consenso crebbe, l’Italia superò la crisi del 1929, e dopo il 1930 fece la sua mossa più abile con il varo di numerose ed innovative legge sociali, prime in Europa, con cui conquistò,gran parte delle masse popolari. La libertà nel frattempo era sparita e la gente non se ne accorgeva addormentata da una propaganda avvolgente ed abile a tutto campo. La radio e i giornali esaltavano il fascismo senza alcuna voce discorde

Tutto era deciso centralmente dal partito: i sindacati erano fascisti, le associazioni degli industriali pure, i loro rapporti e le loro richieste venivano risolti dal partito attraverso la camera delle corporazioni. Accanto ai Carabinieri ed all’Esercito fu creata una potentissima Milizia e una polizia segreta l’Ovra. Ogni paese aveva una sede del fascio, e dell’OND, opera nazionale dopolavoro, cui erano iscritti molti lavoratori e cittadini, che organizzava viaggi gratuiti e crociere per gli iscritti. D’estate venivano create delle colonie al mare ed in montagna per i ragazzi.

Il famoso Sabato fascista consisteva nell’obbligo per bambini,ragazzi, adolescenti e giovani di ambo i sessi a presenziare tutti i sabati pomeriggio a grandi adunate con marce, canti naturalmente fascisti, gare atletiche e saggi ginnici. A seconda dell’età vi erano i Figli della Lupa, i Balilla, i Balilla Moschettieri (con moschetto) gli Avanguardisti pure armati e così via per le femmine Piccole Italiane, Giovani Italiane, Donne Italiane ecc.

Il tutto orientato a creare una mentalità militare, epica ed “eroica”.


17/03/1937: 1000 giovani fascisti dei fasci giovanili di combattimento della provincia di Vercelli partecipano alla corsa campestre tutti in divisa con calzoncini corti. Gli atleti sono seguiti da persone in bici e moto durante il percorso e tra i primi arrivati vi è il vincitore Ottone di Borgosesia.


Nel frattempo il fascismo con il Concordato col Vaticano aveva spento la voce di un possibile dissenso da quella parte.

I dissidenti non molti per la verità o erano andati in esilio o erano stati confinati o se rimasti (in pochissimi) ad ogni manifestazione venivano trattenuti nelle caserme. La gente così, specialmente le nuove generazioni, viveva nel clima creato dalla propaganda,in assenza di voci dissenzienti, trovando normale quello che capitava. Il partito pian piano creava l’immagine falsa di un Italia grande potenza che doveva rinnovare i fasti dell’antica Roma, conquistando un ‘Impero come le altre grandi nazioni.

Da qui guerra all’Abissinia, poverissima e priva di risorse, del povero Negus con la promessa di terre per i nostri coloni. Guerra che fu accolta favorevolmente dal popolo entusiasmato dalla facilità con cui le nostre truppe procedevano. Fu vista quasi come una gara sportiva seguita sulle carte geografiche opportunamente distribuite dal Touring.

I nostri morti non tantissimi il gasamento dei poveri avversari erano occultati. Le sanzioni della Società delle Nazioni contro l’Italia non fecero che crescere il risentimento verso Francia ed Inghilterra. La conseguente autarchia, cioè il tentativo di far a meno delle importazioni, impegnò l’Italia nella battaglia del grano e nel tentativo di sfruttare a fondo le nostre poche risorse. L’impresa del sorvolo dell’Oceano Atlantico da parte di Italo Balbo accese le fantasie degli Italiani.

La guerra di Spagna combattuta da volontari per meri scopi propagandistici e politici non incise sull’umore degli Italiani. Il buon andamento della lira che fece aggio sull’oro e un favorevole andamento economico non fecero che aumentare il consenso al fascismo.

La malattia asintomatica era giunta al suo acme.

Dobbiamo rassegnarci all’idea che quasi tutti noi abbiamo avuto almeno un ascendente che era o fascista (moltissimi anche per motivi di convenienza), o nazionalista (pochi residui del filone tracciato da D’Annunzio) o simpatizzante non impegnato (molti) o indifferenti (pochi) o avversario non impegnato (pochi) o avversario impegnato (pochissimi veramente eroici ed ammirevoli, voglio ricordare in Valsesia la bella e coerente figura di Antonio Canna di Borgosesia non sufficientemente esplorata e rimasta impressa nella mia memoria con le parole di mio nonno vecchio socialista. Queste due influenze furono i fermenti che lavorarono nel mio animo facendo sorgere il dubbio e poi la comprensione dell’errore in cui ci trovavamo).

Poi vi fu il Patto dell’Asse con la Germania. Qui a mio avviso incominciò lo spartiacque che portò poi il fascismo al suo declino ed alla sua tragica fine. I combattenti della prima guerra mondiale presero male questa alleanza.

Infine lo stato quasi incosciente ed ingannato del popolo italiano per un sogno disegnato dal partito fascista asseverato da un re malaugurato fini’. La dichiarazione di guerra ancora accolta con entusiasmo fu seguita dal brusco risveglio. La fine delle guerre facili era iniziata. I numerosi caduti, le battaglie perse, radio Londra, le numerose barzellette molto efficaci, la demoralizzazione apportata dai reduci in licenza, i tremendi bombardamenti sulle nostre città indifese, l’opera delle prime cellule di resistenza, la carenza alimentare aprirono con rapida progressione gli occhi agli italiani.

La malattia stava tragicamente guarendo. Il 25 luglio del 1943 il fascismo cadde, fra l’esultanza generale.

L’otto settembre vi fu l’armistizio. Mussolini che era stato arrestato fu malauguratamente lasciato liberare dai tedeschi dall’insipienza di un re e dei suoi generali. Così fu possibile il tremendo periodo della Repubblica Sociale Italiana che con gente più decisa si sarebbe potuto evitare. Da qui lo sbandamento del nostri soldati alla mercè dei tedeschi, abbandonati dal re e dal suo seguito che preferirono la fuga al dovere di restare e di capeggiare un esercito ancora efficiente e numeroso contro i reparti tedeschi allora molto esigui. Questo avvenne. Da qui il popolo italiano prese coscienza definitivamente dell’orrore da cui era stato colpito e si schierò nella grande maggioranza con il movimento della Resistenza che era nato e che con le sue battaglie spense per sempre gli ultimi rigurgiti del tremendo male che aveva colpito l’Italia.

Tutto questo può anche essere spiacevole da leggere ma secondo me va letto perchè noi discendenti di persone contaminate da una tremenda malattia la possiamo riconoscere fin dai primi sintomi se cercasse di ritornare.

 

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