BELLE EPOQUE IN ITALIA

L’espressione “belle époque” (l’epoca bella) nacque nella vicina Francia prima della Guerra Mondiale. Essa nasce in parte da una realtà storica e in parte da un sentimento di nostalgia. Dalla fine dell’Ottocento le invenzioni e progressi della tecnica e della scienza furono senza paragoni con le epoche passate. I benefici che queste scoperte apportarono agli standard di vita furono notevoli e contribuirono ad un miglioramento delle condizioni del popolo sia pure in maniera diversa per le varie classi sociali e al diffondersi di un senso di ottimismo.
Questa espressione ebbe fortuna perché esprimeva la contrapposizione fra l’epoca precedente e l’epoca successiva alla prima guerra mondiale, cioè tra il periodo della libertà e il periodo della perdita della libertà. La Belle Époque indicava la vita brillante nelle grandi capitali europee, le numerose esperienze artistiche, ma soprattutto esprimeva l’idea che il nuovo secolo, il Novecento, sarebbe stata un’epoca di pace e di benessere.
Con il Governo Crispi si fece una politica di protezionismo che favorì il sorgere ed il potenziamento al nord dell’industria tessile, meccanica e metallurgica. Sorsero in quel periodo la Fiat e la Pirelli. Nel sud invece la difesa dei latifondisti arrecò grandi danni e mantenne quelle popolazioni nella povertà e nell’arretratezza. Nel periodo del governo Crispi aumentò il costo della vita ed il malcontento.

Fu il periodo in cui faticosamente si fece strada il partito socialista contrastato dalla mancanza del diritto di associazione,  dall’autoritarismo delle autorità, e dalla ristretta base elettorale non estesa a tutti gli uomini (le donne dovevano attendere). Inoltre esso fu dilaniato dalle lotte interne prima fra socialisti ed anarchici poi fra massimalisti e riformisti. Incominciava una lunga storia di contrasti interni della sinistra arrivata fino ai giorni nostri. Comunque il movimento nonostante tutto cresceva.

Fu prima fondato il Partito Operaio Italiano. Poi nel 1892 Andrea Costa al congresso di Genova diede il via al Partito Socialista Italiano.

Crispi condusse una politica autoritaria che nello scontro con il malcontento e gli scioperi del popolo contro l’aumento dei prezzi e le misere condizioni di vita di una grossa parte della popolazione sfociò in una feroce repressione nel sangue sia a Milano sia in Sicilia. Condusse una dispendiosa politica coloniale che culminò nel disastro di Adua, abolì la pena di morte e riconobbe il diritto di sciopero.

Nel 1900 gli elettori votarono contro questa politica autoritaria. Furono gli anni in cui fu ucciso Umberto Primo da Gaetano Bresci come rappresaglia per i fatti di Milano.

Fu nominato Re Vittorio Emanuele III che regnò dal 1900 al 1945.

Esso nominò primo Ministro Giovanni Giolitti che governò fino al 1913. Con lui lo stato  non intervenne più con la polizia nei conflitti del lavoro, migliorò l’arretrata legislazione sociale italiana e portò il numero degli elettori da 3 a 8 milioni..Con lui vi fu uno straordinario sviluppo economico.

Nonostante tutto questo le condizioni del proletariato del nord e dei contadini  del sud erano miserrime, allignava la fame quella vera, le condizioni di lavoro estese anche ai bambini di 10 anni insostenibili. Il malcontento sfociava in continui scioperi assistiti da un sindacato sempre più forte e dal partito socialista che si prodigava e si dotava del giornale L’Avanti.

La miseria continuava a spingere molti lavoratori ad espatriare in cerca di lavoro all’estero. Con la guerra alla Turchia e l’intervento in Libia subentrò una crisi economica che peggiorò le condizioni degli stabilimenti e di conseguenza quelle degli operai. In questo periodo si videro importanti scoperte, l’automobile, gli aerei, l’illuminazione elettrica, lo sviluppo delle comunicazioni. Per le classi più agiate si aprì il turismo, il soggiorno nelle località di campagna e di montagna, nacquero molti sport,ne beneficarono la cultura e le belle arti. Lo sferragliare delle armi non cessò completamente. Prima della guerra di Libia nel 1907 furono fatte delle grandi manovre che coinvolsero decine di migliaia di soldati.

Tutto questo terminò con i suoi pregi ed i suoi difetti con lo scoppio della grande guerra.

BELLE EPOQUE  IN VALSESIA

I fermenti e gli avvenimenti descritti  nel quadro generale dell’Italia di cui sopra ebbero riscontro, naturalmente su scala più ridotta, anche in Valsesia. Agli inizi furono pochi i simpatizzanti degli anarchici e dei socialisti pur essendovi uno stato di malcontento generale specialmente nel proletariato che non aveva ancora preso coscienza di sé. Poi pian piano tutto si mosse. A Varallo nel 1890 furono confinati per motivi politici Giulio Casalini e Pietro Calcagno. Quest’ultimo prese a fare proselitismo fra i pochi simpatizzanti locali del movimento estendendone il numero ed aggregandoli in incontri segreti che si svolgevano al Sacro Monte in mezzo ai pellegrini. Egli divenne l’eroe locale di quegli uomini ne conquistò le simpatie al punto che lo aiutarono a fuggire da Varallo.
A Prato Sesia Giorgio Angelino proprietario di una azienda cercò di fondare una comunità socialista. Divenne in breve il capo del Socialismo Valsesiano conobbe e diventò amico di Mussolini e seguace della sua corrente politica. Personaggio importante e per molti versi enigmatico continuò i suoi rapporti con Mussolini  anche dopo la nascita del fascismo.

In quel tempo sul Lago Lemano si incontrarono la Maestra Maria Giudice, Angelo Defilippis e Benito Mussolini. Maria Giudice fu mandata a Borgosesia a capeggiare il Partito. Avrà un ruolo preminente  in tutte le lotte sindacali specialmente nello sciopero del 1914.

Benito Mussolini assunse la direzione dell’Avanti.

Il Socialismo prese a correre spedito anche se osteggiato dalle autorità e danneggiato dal sistema elettorale su base ridotta di elettori. A Varallo Giovanni Caratto capeggiò la lotta sindacale contro la locale Manifattura di Cuorgnè. A Serravalle il movimento si organizzò e rafforzò nella lotta contro la Cartiera. A Quarona il capo del Partito fu Scaramuzzi e a Gattinara Benedetto Ferraris. Finalmente nel 1896 viene promulgata la legge  per la libertà di Associazione che libera e da legalità al Partito Socialista. In  due successive  elezioni per il deputato Valsesiano il candidato dei Socialisti Benedetto Ferraris pur aumentando il numero dei voti favorevoli non la spunta.

Nel campo avverso era nato l’astro di Carlo Rizzetti che dominerà a lungo il campo politico Valsesiano.. Di origine era fobellese ma nacque a Torino. Iniziò la sua carriera politica presentandosi come candidato per l’elezione del deputato Valsesiano nel 1892. La sua stella doveva brillare fino al 1913.

Fu la più grande figura di politico nella Valsesia di quei tempi. Giolittiano perseguiva una politica liberal progressista a mezza strada fra il liberalismo conservatore e il radicalismo. Nei banchi del Parlamento sedeva sui banchi della sinistra. Il suo sogno era un  traforo o un supervalico che liberasse la Valsesia dall’isolamento. Realizzo numerose opere fra cui la ferrovia della Valsessera.

Nel periodo della Belle Epoque venne di moda l’alpinismo fra le classi più agiate. Furono costruiti molti rifugi di alta quota e numerosi alberghi specialmente ad Alagna e a Varallo. Si diffuse un turismo d’elite con frequentatori italiani ed anche stranieri.

Sorsero prima nel Biellese istituti per la cura lattea o idroterapica poi anche in Valsesia a Varallo fu costruito un istituto idroterapico per iniziativa del Musso e del De Toma. Quivi folleggiarono membri della nobiltà sia italiana sia straniera e della borghesia. Fu iniziato nel 1891 e terminato nel 1893.

Nel 1884 e anni successivi la Valsesia fu visitata da Emanuele Filiberto, da Vittorio Emanuele e da Luigi Amedeo d’Aosta. Nel 1992 fu visitata dall’amatissima Regina Margherita.

In quegli anni fu costruita la tramvia Vercelli-Aranco inaugurata nel 1880 e rimasta in attività fino al 1933. Seguirono la ferrovia Novara-Varallo e la predetta ferrovia Grignasco-Coggiola. Fu migliorata  la viabilità. Fu costruito il ponte in muratura fra Aranco e Borgosesia. Presero a circolare le prime automobili e le diligenze che assicuravano un servizio pubblico furono sostituite dalle corriere.

Si diffusero i primi sport. Vincenzo Lancia trionfava nelle gare di automobilismo, Ernesto Ceriano arrivò al Sacromonte in macchina e Zappatini in bicicletta e in moto. Nel 1905 sorsero le società ciclistiche: la Juventus a Varallo, il club sportivo a Borgosesia, l’unione ciclistica a Quarona.

Nel 1903 gli ingegneri Durio e Peco inauguravano il tempo dello sci al Tapone.

Si diffuse anche il football con la U S varallese e il Football Club di Borgosesia nel 1911

Arrivò il cinematografo. Folleggiarono i Carnevali mentre le Bande Musicali accompagnavano la vita dei Valsesiani. Il Laboratorio Barolo di Varallo e la Scuola Gaudenzio Ferraris di Valduggia sfornarono artisti valenti.

Accanto alla Manifattura Lane di Borgosesia, alla Cartiera di Serravalle alla Manifattura di Cuorgnè di Varallo sorsero molte altre aziende che assorbirono molta mano d’opera. Le riaperte miniere di Alagna, gli alberghi dettero un po’ di lavoro nell’alta valle. Le così dette, con un brutto termine “Serve” dall’alta valle sciamavano per prendere servizio presso le famiglie agiate.

Il Commercio, dall’aumento della popolazione, prese nuovo vigore. Ma purtroppo molti uomini per poter trovare lavoro o per migliorare la propria condizione si recavano all’estero. Quanti ne videro passare la Colma di Civiasco e il Passo di Valdobbia!.

Furono fondati i giornali Il Valsesiano, il Monterosa uscito prima con altri nomi, e la Campana organo locale del partito socialista.

In quel periodo però vi fu un pesante altro lato della medaglia. Fu il periodo della fame per ampi strati della popolazione, per il proletariato privo di ogni forma di assistenza al di fuori dalle società di mutuo soccorso, con salari molto bassi, con orari di lavoro pesantissimi soggetto ad una disciplina ferrea. Un’infanzia costretta per la sopravivenza a la vorare dall’età di 10 anni privata di parte della scolarizzazione e con gravi conseguenze per la salute.. Il malcontento era sempre presente e sfociava in numerosi scioperi e in lotte di solito con pochi risultati.

Il primo sciopero si ebbe presso la Manifattura Lane di Borgosesia nel 1899 ne seguirono molti altri anche presso le altre aziende della zona. Nel 1906 si ebbe un grosso sciopero sempre presso la stessa Società con l’intervento della Cavalleria e dell’Esercito.

Nel 1908 gli industriali per meglio difendersi fondarono una lega fra di loro. La  Manifattura Lane di Borgosesia fece sorgere una lega degli operai chiamata Lega Gialla che si contrapponesse alla lega dei lavoratori. Tutti i crumiri delle manifestazioni successive erano membri della lega Gialla. Tutte queste cose ed un’ulteriore contrazione delle paghe e a licenziamenti dovuti alla crisi sorta con la Guerra di Libia, prepararono il terreno al terribile sciopero del 1914 durato sei mesi con conseguenze devastanti per il proletariato.

La Belle Epoque era stata bella solo per alcuni!

Col 1915 un gelo calò su questo mondo e un vero cataclisma investì l’Italia coinvolgendola nella prima guerra mondiale già in corso fra diverse nazioni europee.

Quanti lutti e la premessa di un futuro che avrebbe tolto la libertà agli italiani!

 

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