LE VILLE

In località Catognetto si nota la splendida Villa Musy, così particolare da sembrare quasi un castello delle fiabe immerso nella folta vegetazione boschiva. Fu progettata e costruita nel 1901 da Costantino Gilodi, un architetto borgosesiano, per la ricca famiglia di Carlo Musy di Torino, gioielliere di casa Savoia. La gioielleria Musy, attestata a Torino in via Po sin dal 1707, costituisce uno dei più raffinati esempi di arredo urbano ottocentesco della città. La famiglia era originaria di Massonay, nello Chablais; il pioniere dell’attività, Giacomo, era un noto orologiaio attivo a Ginevra il quale, stabilendosi a Torino, avrà come prima sede un locale nella manica laterale di Palazzo Madama. Un incendio nella bottega (1818) spingerà l’attività nella sede di via Po ma senza intaccare il volume degli affari e le sempre più numerose commesse. La villa dei Musy, dunque, nacque come residenza estiva in Valsesia ed è dotata di uno splendido giardino che in autunno si tinge di mille colori e, con un po’ di immaginazione, regala la sensazione di trovarsi in un quadro dell’ottocento tedesco…

In località Montà si trova Villa Lancia, dalle linee essenziali e all’avanguardia. Voluta da Giuseppe Lancia, padre del famoso Vincenzo, si raggiunge attraverso una bellissima strada carrozzabile, lunga circa un chilometro, che parte dal centro del paese (piazzetta della scuola). Giuseppe Lancia, originario della frazione Costa di Fobello, si trasferì alla Montà verso il 1880, in un’area nella quale esistevano tre case: decise di ristrutturare quella più grande e vi si trasferì. Verso il 1920, invece, il figlio Vincenzo fece demolire le strutture adiacenti alla casa paterna, acquistò tutti i terreni circostanti e iniziò a far ampliare quella abitata dal padre. È in questa fase che la casa viene dotata di grandi confort per l’epoca: arredi eleganti, stoffe alle pareti, ben sette bagni interni e un riscaldamento centralizzato. All’esterno la villa fu circondata di terrazze, un campo da tennis, un campo di bocce, garage e, appunto, fu collegata al paese con la strada a cinque tornanti immersa nello scenografico faggeto. Oggi la villa non è più abitata ma è valorizzata dagli eredi e dal Club Valsesia Lancia Story.

Nel centro abitato spicca per eleganza e bellezza Villa Lanza, appartenuta all’Ambasciatore Michele Lanza (Torino 1906 – Madrid 1973). Lanza fu un diplomatico di grande personalità: esordì come segretario dell’Ambasciatore Bernardo Attolico a Mosca, a Londra, a Tunisi e a Berlino (fino al 1943) e poi resse l’Ambasciata d’Italia a Tangeri (Marocco) per cinque anni, dove raggiunse l’apice della carriera, per poi essere a Baghdad, Nuova Delhi e Copenaghen, e consigliere d’ambasciata ad Ankara, Atene, seguendo i negoziati per la soluzione del problema di Trieste (1953 – 54). Venne arrestato dopo l’8 settembre perché si rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò e fu in quel frangente che raggiunse la Valsesia, dove entrò nel movimento partigiano, prima di rientrare a Roma nel 1945. Fu scrittore apprezzato e, oltre a reportage diplomatici, scrisse un romanzo ambientato a Fobello (“Madama di Serracuore – quasi una fantasia” ed. Ramella Tipografi Biella). La villa del periodo fobellese, posta accanto al Comune di Fobello nella piazza della chiesa parrocchiale, è a pianta quadrata, consta di due piani con mansarda ed è circondata da un traboccante giardino. L’esterno è incorniciato da una gentile decorazione marcapiano a girali, lambrecchini nella fascia bassa del tetto, e due balconcini centrali in facciata.

Per visitare i resti di Villa Aprilia, invece, bisogna raggiungere l’Alpe Selle di Baranca. Lasciata l’auto in frazione Santa Maria, si segue un comodo itinerario verso il Colle d’Egua. A 1.824 metri si apre una conca naturale nella quale gorgoglia placido il lago Baranca, meta molto amata dagli escursionisti. Su un poggio laterale panoramico si notano i resti della villa, costruita entro il 1908 da Costantino Gilodi, un architetto borgosesiano. La villa fu in seguito venduta alla famiglia Lancia che, oltre ad abbellirla con decorazioni e ad ampliarla, la ribattezzò “Aprilia”, ovvero il nome di un modello di auto Lancia di grandissimo successo. Si possono ancora apprezzare il lavatoio, alcune decorazioni, il porticato panoramico, la fontana, una parte della muratura portante e una scritta in latino sulla muratura volta a monte. Purtroppo, divenuta fortino dei partigiani per nascondere armi durante gli scontri con i nazifascisti (quest’area era comoda per raggiungere la Svizzera) viene data alle fiamme nel 1944 e in seguito abbandonata.

Villa Musy
SOPRA: Villa Musy
Villa lancia
SOPRA: Villa Lancia
Villa Aprilia
SOPRA: i resti di Villa Aprilia

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