I TARAGN

Alcune delle pagine più interessanti della storia e della cultura della Valsesia sono state scritte con opere semplici, frutto del grande ingegno e della grande conoscenza delle materie prime dei nostri antenati, come nel caso dei Taragn.

Si tratta di costruzioni rurali semplici, piuttosto piccole ma molto robuste di cui ormai si sta perdendo completamente ogni traccia.

I Taragn sono costruzioni in legno ricoperte con tetti in paglia di segale. Sono usati come fienile, nella parte alta, e ricovero di animali, attrezzi agricoli o ortaggi nella parte bassa. Per la maggior parte hanno una luce compresa tra due e quattro metri; altri possono arrivare anche a nove metri di lunghezza.

La tecnica costruttiva

La struttura del Taragn si basa su una fitta orditura di pali di castagno scortecciati tenuta insieme da incassi e perni in legno. La trave di colmo è retta da altre due travi, a loro volta fissate su una banchina. La controventatura è ottenuta grazie ad altre due coppie di trochi a formare una croce di sant’Andrea e disposte sul piano di falda, così da risultare stabile.
Il tetto è, sicuramente, l’elemento più caratteristico. Si tratta di due falde fortemente spioventi composte di mazzetti di segale sovrapposti fino a raggiungere uno spessore di circa 30 centimetri. Questi mazzetti poggiano a loro volta su un’anima di legno, alla quale sono legati, e ancora su un’orditura di paletti di legno appesa alla trave di colmo della struttura di base.Il Taragn ha una vita molto lunga per la struttura in legno e di circa trent’anni per la copertura in paglia. Peraltro, la scelta di utilizzare la segale ha significato la fortuna di queste casette, perché la segale risulta impermeabile e isolante dal freddo, perfetta per la vita in un territorio come quello valsesiano.

Area di diffusione

Il Taragn è grandemente utilizzato dall’area del Monte Fenera alle frazioni di Varallo. Le origini di questa straordinaria tipologia costruttiva non è nota ma è, certamente, molto antica. Attualmente sopravvivono alcuni esemplari con il tetto convertito in lamiera e, in particolare a Sorzano di Valduggia, si può osservare un esemplare con il tetto realizzato con la tecnica originale. Si guadagna Sorzano dalla frazione Castagnola di Valduggia: si attraversa un territorio contadino immerso in un bosco punteggiato di numerosi faggi che si infiltrano tra le antiche distese di castagni, pianta favorita dall’economia locale nei secoli scorsi, tra terrazzamenti e muri a secco. Dalla graziosa cappella di San Grato, santo invocato a protezione dei campi e dei raccolti, si arriva presto al “Pian dl Zanevru”, ovvero del ginepro, arbusto molto abbondante in passato e, da qui, si supera il bivio contrassegnato dalla croce lignea di due metri costruita da Enrico Viotti e si arriva al paese.

L’ultimo abitante di Sorzano

Enrico Viotti è stato l’ultimo abitante di questo villaggio: classe 1923, non ha mai voluto piegarsi a quella modernità che condusse anche la sua famiglia a valle negli anni Sessanta. Scegliendo una vita semplice (ad esempio senza tv, senza energia elettrica, arrivata nel 2001, e usando il telefono cellulare solo in alcuni orari) ha continuato lo stile di vita agricolo e artigianale che aveva caratterizzato quella dei suoi avi. A lui si deve il recupero delle memorie della costruzione dei tetti di paglia di segale che ha tramandato al personale del Parco del Fenera. Si è spento a Borgosesia nel gennaio del 2020, all’età di 96 anni.

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