IL MUSEO DI ARTE SACRA A CAMPERTOGNO

Il Museo di arte sacra di Campertogno è nato verso la fine degli anni ’90 del secolo scorso per volontà del parroco di allora, don Pier Cesare Devecchi. Don Pier Cesare, scomparso nel 2006, fu parroco della comunità per più di cinquant’anni ed è tutt’ora molto amato dai paesani che lo ricordano con affetto. La sua infaticabile opera di tutela e valorizzazione dei beni artistici del paese ha ispirato la realizzazione di questo Museo, di cui si occupa solertemente l’associazione Campertogno Arte&Cultura onlus.
Al suo interno il Museo ospita gran parte degli arredi provenienti dall’antica chiesa parrocchiale cinquecentesca oltre che dagli altri edifici religiosi del territorio con la precisa volontà di proteggerle dall’incuria e dal ladroneggio. In totale nel Museo sono raccolti circa 500 manufatti realizzati tra XIV e XIX secolo.
Si tratta di un Museo accogliente, capace di portare il visitatore a contatto con le remote radici culturali valsesiane.

Si raggiunge il Museo dalla scala interna posta nel presbiterio della chiesa di san Giacomo Maggiore. Salendo le scale si è accompagnati da una serie di quadretti ex-voto, bellissimi nella loro immediatezza espressiva con la quale immortalano, come in una istantanea, le grazie ricevute dai fedeli. In cima alla scala i visitatori sono accolti da una scultura lignea di santa Maria Maddalena, dall’espressione austera e dalle forme delicatamente disegnate dal morbido panneggio delle vesti, opera della bottega Gilardi (XIX secolo).
L’esposizione si articola in tre sale, organizzate per aree tematiche. Tra gli oggetti presenti si annoverano una grande quantità di paramenti, suppellettili, oreficerie sacre; una bella collezione di lampade pensili in legno, in argento e una in maiolica bianca del Settecento; un’ampia biblioteca di circa 1.300 pezzi che spaziano dal XV al XIX secolo; una ricca collezione di statue in legno (XV – XVII secolo), in genere piuttosto piccole e raffiguranti santi.
Al centro della prima sala spicca un modellino in legno della chiesa attuale, realizzato verso il 1719 da un architetto indicato come seguace di Guarino Guarini. Anche se in corso d’opera alcune parti della chiesa sono state costruite in modo differente, questo modellino è interessante perchè ci fa vedere il “corso d’opera” dell’edificazione della chiesa e costituisce un esempio rarissimo di metodo di lavoro. Nella seconda sala sta, invece, lo scenografico altare piramidale appartenuto alla chiesa antica. Si tratta di un opera “sorella” degli altari piramidali di cui si dotano alcune parrocchie valsesiane nel corso del Seicento: questa, in particolare, fu realizzata in legno scolpito, dorato e dipinto da Gaudenzio e Gianbattista Sceti in occasione del primo ampliamento della chiesa di san Giacomo.
Un altro grande insieme di manufatti è costituito dalle tele dipinte: possiamo dire che questo Museo appare, a riguardo, come una piccola pinacoteca. Due tra le più interessanti rappresentano la Sacra Famiglia all’interno della bottega di Giuseppe, anonima, e la processione verso il Sacro Monte di Varallo, attribuita a Melchiorre D’Enrico (1630).

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