DON GNIFETTI E I D’ENRICO

Don Giovanni Gnifetti (1801 – 1867). Nativo di Alagna, fu ordinato sacerdote a Novara nel 1823 e fu parroco del suo paese per trentatré anni. E’ ricordato  come stimata personalità al servizio dei parrocchiani ma, soprattutto, come grande alpinista: memorabile resta la sua conquista della Signalkuppe (1842) insieme al medico Giovanni Giordani, all’architetto Cristoforo Grober e al teologo Giuseppe Farinetti. La Punta Gnifetti porta il suo nome a ricordo dell’evento. Sempre al parroco di Alagna Valsesia è stata intitolata anche la Capanna Gnifetti, rifugio sorto sul costone roccioso che separa il ghiacciaio del Garstelet ed il ghiacciaio del Lys (nella foto in basso).


La famiglia D’Enrico. Si tratta di una famiglia numerosa composta prevalentemente di artisti e artigiani, discendenti dei primi coloni Walser cui vennero affittati gli alpeggi ai piedi del Monte Rosa. Ancora oggi, in una via del centro di Alagna dedicata alla famiglia, si può osservare una delle case in cui abitarono alcuni membri della famiglia: in un punto è incisa la scritta “Alein Got Die Ehr” (a Dio solo l’Onore), similmente alla piccola cappella accanto alla casa, nota appunto come “cappella D’Enrico”.
Giovanni D’Enrico (1559-1644) scultore di grandissimo talento, attivo soprattutto al Sacro Monte di Varallo. Qui lavorò senza sosta per circa trentacinque anni (1605 – 1640) realizzando più di 335 sculture ad altezza naturale di un realismo impressionante. Altre sue opere si conservano a Novara, Tortona, Varese, Oropa e ad Orta. Fu anche costruttore e architetto. Morirà a Borgosesia, durante i lavori per la costruzione del Santuario di Sant’Anna, a Montrigone.
Antonio (1575-1633) meglio conosciuto con il nomignolo Tanzio (derivato, probabilmente, dal patronimico walser d’Anz – “di Giovanni”). Della formazione giovanile precedente al viaggio a Roma del Giubileo del 1600 sappiamo poco. Possiamo ipotizzare che, essendo l’ultimo di sette fratelli, sia stato seguito dal fratello maggiore Giovanni e iniziato prima alla scultura e poi alla pittura. Nella città eterna conobbe le opere di Caravaggio e di altri caravaggeschi (come Serodine, Gentileschi) che entrarono a far parte del suo modo di dipingere, tanto da fruttargli l’appellativo di Caravaggio delle Alpi. In Italia meridionale e centrale Tanzio rimase circa quindici anni, e lasciò opere a Napoli e in Abruzzo. Tornato in Valsesia si occupò intensamente di opere nelle quali il suo verismo vigoroso si fonde con l’indagine della miseria umana, secondo linee inclìni al secondo manierismo lombardo-piemontese dei contemporanei (es. Cerano, Morazzone, Procaccini). Si spense a soli 58 anni, nel convento di Santa Maria delle Grazie di Varallo.

SOPRA: Don Giovanni Gnifetti in un quadro dell’epoca. SINISTRA: la Capanna Gnifetti, a lui intitolata, sorta sul costone roccioso  che separa il ghiacciaio del Garstelet ed il ghiacciaio del Lys.
SOPRA: Giovanni D’Enrico (1559 – 1644), architetto e scultore, realizza più di 335 sculture in terracotta alle quali conferisce un ineguagliato senso espressivo e di teatralità al Sacro Monte di Varallo. “Tanzio” D’Enrico (1575-1633), noto come “Caravaggio delle Alpi” al Sacro Monte di Varallo affresca tre cappelle portando a compimento con i fratelli il connubio tra pittura e scultura.

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