IL PERSONAGGIO: don Pietro Calderini (1824 – 1906)

L’8 novembre 1824 nasce a Borgosesia Pietro Calderini. Il padre, Pietro, medico, muore quando Pietro ha solo dodici anni; sarà la madre, Perpetua Ottone, a seguirlo per fargli proseguire gli studi ginnasiali e universitari. In particolare, a Novara frequenta il corso di filosofia nella scuola dei Padri Gesuiti e di teologia al Seminario Maggiore.

Nel 1850 è ordinato sacerdote e, il giorno seguente, celebra la prima Messa a Borgosesia. La carriera nella cura parrocchiale, però, dura poco: ha una grande passione per gli studi e ottiene dal vescovo Gentile la possibilità di iscriversi all’Università di Torino, laureandosi in lettere e filosofia nel 1857; nel frattempo insegna e lavora come “ripetitore” agli studenti. Dopo un anno passato nel torinese come insegnante torna in Valsesia per dirigere le Scuole Tecniche di Varallo su invito dell’ingegner Giuseppe Antonini (1859). La scuola stava nell’edificio dell’ex Collegio di S. Carlo dove, in precedenza, era la Scuola Classica, a sua volta spostata nell’attuale Collegio d’Adda. Li don Pietro insegna per 36 anni lettere e scienze naturali fino al 1895.

Il periodo di attività del Calderini s’inquadra in uno scorcio particolarmente fiorente della cultura e dell’industria locale. È presente in quasi tutte le istituzioni locali e si fa socio di numerose società con scopi umanistici e scientifici.

L’amore per le Alpi, in particolare, lo rende attivo promotore delle iniziative legate al CAI creando la sezione del Club Alpino Italiano di Varallo, inaugurata nel 1867 come terza succursale dell’associazione nazionale alpinisti voluta da Quintino Sella nel 1863. un congresso nazionale, e lui stesso sarà presidente della sezione di Varallo dal 1881 al 1892 e presidente onorario dal 1892; darà vita al Corpo Guide Alpine; fornirà un sostanziale contributo alla realizzazione dell’osservatorio ospizio Sottile (1871) grazie alla sottoscrizione attivata con “Il Monte Rosa”.

Dal 1861 è al lavoro con Carlo Regaldi e Carlo Montanaro per il periodico “Il Monte Rosa”. Dopo alcuni screzi con l’editore Colleoni fonda con Carlo Regaldi e altri il periodico “Il Gaudenzio Ferrari” che nel 1895 diventerà il “Corriere Valsesiano”, stampato nella tipografia Camaschella e Zanfa.

Nel 1865 decide per l’apertura di un Museo dedicato alla Storia Naturale, di cui sarà direttore: la sede poteva essere nel piano alto del prestigioso Palazzo della Società d’incoraggiamento allo studio del disegno in Valsesia la quale, peraltro, accoglie e appoggia da subito il progetto.

Nel 1871 pubblica un volume di antichità e di monumenti a Varallo e in Valsesia su incarico del prefetto di Novara; il volume, presentati al Ministero della Pubblica Istruzione, lo porterà a patrocinare l’idea del pittore Giulio Arienta per la costituzione della Società di conservazione delle opere d’arte e dei monumenti, di cui sarà vicepresidente (1875) e poi presidente (1883-1885 e 1890-1906).  Dono dell’agosto del 1885 le sue “feste gaudenziane”, create per celebrare quello che era ritenuto il quarto centenario della nascita di Gaudenzio Ferrari con una ricca esposizione del patrimonio grafico della Società di Conservazione e della Scuola di Disegno.

Nel frattempo è membro attivo di numerosissime istituzioni: Società di mutuo soccorso, Comizio agrario valsesiano, Società operaie di Varallo e Borgosesia; comitati per la realizzazione di svariati scopi, tra i quali si ricordino almeno la redazione di un regolamento per l’amministrazione civile e religiosa del Sacro Monte (1866 e 1868) e le feste d’inaugurazione del-la ferrovia (1886). Grazie alla sua multiforme ed eclettica attività Calderini colleziona, cataloga ed edita moltissimi documenti.

Declina, invece, l’offerta di elezione a consigliere comunale.

E’ così ben considerato quale rappresentante della comunità valsesiana che è lui, nel 1892, a guidare la Regina Margherita a Varallo e a Riva Valdobbia.

Morì a Varallo il 9 maggio 1906.

IN ALTO: Targa commemorativa. SOPRA: La sala del Museo Crespi Calderini di Varallo

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