LA CARTIERA DI SERRAVALLE

Nel 1982 chiudeva per sempre, dopo un periodo di crisi iniziato negli anni Cinquanta, la cartiera che ha caratterizzato per secoli la vita economica di Serravalle.

Il paese è stato per lunghissimo tempo sede di una cartiera, voluta dal conte feudatario Filiberto Ferrero Fieschi e successivamente acquistata dai conti di Salomone.

L’attività della cartiera (chiamata “battitore” o “folla”) inizia nella seconda metà del Cinquecento (1561) e prosegue fino alla fine del Settecento realizzando manufatti con gli stracci, le colle e i carnicci raccolti nel territorio. In tal senso l’attività è normata da apposito decreto emanato dalla Camera dei Conti di Torino (1738).

Alla fine del XVIII secolo i fratelli Avondo, serravallesi, rilevano l’azienda e la ingrandiscono, migliorandone l’efficienza con l’uso, ad esempio, di pile Olandesi e macchine Robert. È però nel 1873 che il destino della cartiera subisce un’impennata straordinaria: dal momento che i soli capitali della famiglia Avondo non bastano più per seguire gli affari della cartiera, si decide per la fondazione di una società per azioni, la Società Anonima con la nuova ragione sociale Cartiera Italiana S.p.A, da 8milioni di Lire.

La Società acquista la fabbrica dagli Avondo e costruisce un nuovo stabilimento da 60mila metri quadrati e i migliori macchinari industriali del momento per il settore. I macchinari sono, per la maggior parte, mossi da energia idraulica: si stima una potenza di 2mila cavalli derivata in parte da Quarona e in parte da un canale di 4 chilometri realizzato appositamente per la fabbrica. Lo stesso canale si configura come una grandiosa opera d’arte ingegneristica: scorre anche in una galleria scavata nella roccia lunga 361 metri e un acquedotto sul fiume Sessera da 114 metri di lunghezza per 14 di altezza. Nello stabilimento viene inoltre creata energia termoelettrica per una potenza complessiva di mille HP (cavalli-vapore).

Dal 1881 viene impiantata anche una produzione di pasta di legno, in parte importata anche da Quarona.

La produzione di carta cresce anno dopo anno (nel 1913 ammonta a 15mila chilogrammi all’anno) e si specializza verso prodotti sempre più alti a livello qualitativo (si ricordano le carte bollate per lo Stato, carte filigranate o per le Bibbie); la Cartiera presenzia a varie Esposizioni Universali, molto in voga tra fine Ottocento e metà Novecento.

La qualità della vita degli operai migliora senza paragoni: gli impiegati sono 2mila e si organizzano con una Società di Mutuo Soccorso, in grado anche di dare alloggio ad operai forestieri, un proprio Corpo Pompieri, un Corpo Musicale, un asilo per i bambini, quartieri residenziali con forni, macelleria etc. Grazie all’agio e al progresso prodotto da questa fabbrica, divenuta una vera istituzione, la Cartiera è insignita di diverse medaglie d’oro e i suoi direttori delle croci della Corona d’Italia.

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