LA FABBRICA DI CAMPANE

La fabbrica di campane Mazzola di Valduggia, nei secoli, ha prodotto migliaia di campane per chiese italiane ed estere: la sua fama arrivò anche oltreoceano grazie a preti e missionari che necessitavano di manufatti per le chiese delle missioni. Le campane dei Mazzola, una volta costruite, venivano portate a Genova e spedite all’estero, principalmente nelle Americhe, via nave.
Nel 1875 un membro della famiglia, Achille Mazzola, fondò, sempre a Valduggia, la sua fabbrica di campane che però venne chiusa nel 1990. La storica Fonderia Mazzola invece è passata di padre in figlio per generazioni, fino a Roberto Mazzola, che ha chiuso la ditta nel 2004.
Riportiamo, rivisitandolo per brevità, la testimonianza scritta e già pubblicata da Roberto Mazzola, artigiano delle campane della rinomata fabbrica valduggese.

“La fabbricazione di campane della Fonderia Mazzola di Valduggia è sempre stata effettuata in maniera artigianale dal 1400 fino ai giorni nostri e prevede diversi e complessi passaggi, ognuno indispensabile per arrivare al prodotto finale.
Le campane sono costruite in bronzo, una lega composta da rame e stagno. Generalmente per produrre una campana si utilizza il 78% di rame e il 21% di stagno. In base alla quantità dei materiali nella lega cambia il suono della campana, “la voce”, che può essere più o meno melodiosa.
Le uniche parti non in bronzo della campana sono il battente interno, realizzato in ferro dolce, e l’anello interno, anch’esso in ferro a cui veniva attaccato il battente con un laccio di cuoio.
Il battente è in ferro perché altrimenti rischierebbe con il tempo di rompere la campana, inoltre con il passare degli anni e dei rintocchi effettuati esso si deforma leggermente modificando anche il suono. L’anello interno in ferro veniva costruito a parte e poi fuso insieme alla campana nel momento in cui veniva colato il bronzo. Anche il battente veniva costruito a parte. Il laccio era in cuoio perchè è un materiale resistente che permette l’oscillazione del battente in maniera naturale.

A parte venivano costruiti anche i “manici” in bronzo della campana, grazie ai quali è collegata alla struttura che la sorreggerà; essi venivano ricavati da calchi in gesso precedentemente costruiti e applicati sulla parte superiore della campana durante il processo di fusione. Per costruire una campana prima di tutto viene costruita “l’anima”: una struttura in mattoni a forma di campana. Per darle la forma e la misura giusta si utilizzano delle sagome in legno. Successivamente l’anima in mattoni viene ricoperta di argilla modellata sopra sempre utilizzando le sagome in legno. La larghezza esatta della campana viene calcolata, oltre che con le sagome in legno, con i compassi da misurazione in ferro.

A questo punto sulla campana costruita in argilla viene cosparso uno strato di grasso per ricoprirla.

Intanto separatamente vengono costruiti i fregi e le iscrizioni in cera che orneranno la campana. Questi vengono ricavati da stampi in legno o in gesso in negativo sui quali viene colata la cera. Il positivo in cera viene applicato sulla forma della campana in argilla. Una volta applicati i fregi sulla campana precedentemente cosparsa di grasso, questa viene di nuovo ricoperta da uno o più strati di argilla: questa è quella che viene chiamata “la camicia” della campana. Quindi dall’alto della campana si pratica un foro dentro il quale viene immesso carbone e acceso il fuoco: i mattoni dell’anima all’interno della campana si trasformano così in un vero e proprio forno dove la terra si cuoce all’interno, il grasso cosparso si scioglie e i fregi applicati rimangono stampati in negativo sulla camicia. A questo punto la camicia viene rimossa e all’interno vi è la campana in terra su cui erano stati applicati i fregi, la “falsa campana”, che viene rimossa, lasciando al di sotto la forma in argilla della prima campana costruita sulla quale era stato applicato il grasso. Sopra questa viene ricollocata la camicia precedentemente rimossa.

Nello spazio creatosi fra la forma della prima campana e la camicia verrà colato il bronzo fuso.

Il bronzo viene fuso a 1.200 gradi in un forno apposito mentre la campana (con la sua camicia) viene sotterrata nella terra lasciando un’apertura nella parte superiore dove, tramite apposite canaline costruite in mattoni e terra, il bronzo fuso viene colato dal forno alla campana. Una volta colato il bronzo la campana viene dissotterrata e la camicia distrutta e rimossa. Sotto di essa si trova la campana finita. Una volta fabbricata la campana deve essere testata per vedere se “è in nota” ovvero se il suo suono corrisponde ad uno dei 12 semitoni della scala musicale per cui la campana è stata costruita. Per fare ciò si dà un colpo al diapason che appoggiato alla campana le trasmette la vibrazione e se la campana risuona bene è pronta per essere installata sul campanile e eseguire i suoi rintocchi per secoli”.

Una storia di generazioni

Segreti tramandati dalla Famiglia Mazzola

I segreti della fabbricazione artigianale di campane nella fonderia Mazzola sono stati tramandati di padre in figlio nel corso dei secoli.
Gli operai della fabbrica erano ottimi artigiani, tuttavia soltanto il mastro-campanaro appartenente alla famiglia Mazzola conosceva l’esatta quantità di metallo da fondere, i tempi, i materiali e i segreti della lavorazione e guidava tutto il gruppo dall’inizio alla fine del processo. Le sagome in legno, usate per dare la forma alla prima struttura della campana, erano custodite gelosamente e tramandate.

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