CARLO  GALLAROTTI  e ” I LUPI DELLA VALSESIA”   

I primi anni dopo la prima grande guerra furono difficili, una grave crisi economica attanagliava l’Europa e anche in Italia si faceva pesantemente sentire insieme ad una profonda crisi politica.In Valsesia dove le industrie legate a produzioni governative avevano sempre lavorato in pieno per gli approvvigionamenti al fronte, le preoccupazioni erano molte. Da una parte imprenditori e artigiani cercavano di proteggere risparmi e guadagni,dall’altra le organizzazioni operaie,a conoscenza dei profitti che gli industriali avevano ottenuto in quegli anni, chiedevano migliorie lavorative e aumenti salariali. A complicare le cose ci fu il ritorno dei reduci spesso decorati e medagliati, che esigevano un reintegro nella società. I Circoli Socialisti raccolsero la voce dei proletari ed essendo sempre stati contrari alla guerra non vedevano di buon occhio i reduci,al contrario di questi che mal sopportavano queste persone che per vari motivi erano stati assenti dal fronte. Ci furono i primi scontri, tra socialisti e anti socialisti, ricchi e proletari, combattenti ed esonerati,e ben presto sorse a Quarona patria del socialismo Valsesiano un gruppo di persone che pur non essendo sotto nessuno stemma o vessillo politico  avversò l ideologia Socialista. Queste persone erano ben tollerati e appoggiati dagli ambienti più benestanti, perché furono viste come l’unico modo per contrastare la protesta operaia.

Era nato lo squadrismo in Valsesia, però ben presto al colore bianco delle camicie indossate, per contrapporsi alle camicie e fazzoletti rossi, sarebbe subentrato un altro colore: il nero. Particolare curioso fu li nome che prese questo primo circolo. Durante una rissa con esponenti, probabilmente del Circolo Socialista Ferrer, il fondatore Carlo Gallarotti dopo aver disarmato un imbianchino dalla sua arma, un grande pennello, lo mostrò fiero al rientro e da allora il circolo fu chiamato “Circolo del Pennello” dove pennellare diventerà sinonimo di bastonare gli avversari a dovere. A questo seguirono poi manganelli e olio di ricino. Ben presto questo gruppo entrerà a far parte dei Fasci di Combattimento, istituiti a Milano nel 1919 da Mussolini, sezione staccata da quella di Novara,per la sua posizione isolata in mezzo ai monti fu appellata i “Lupi della Valsesia”. Scorazzando e intervenendo a qualsiasi manifestazione e cerimonia politica, provocarono risse e incidenti ovunque fossero presenti, spesso con feriti anche gravi. Ci furono anche un paio di sparizioni di persone legate al socialismo e comunismo locale, ritrovate poi prive di vita.Nonostante si sospettasse fossero  delitti politici su questi episodi non fu mai fatta luce. Molto presto le risse si sarebbero trasformate in vere e proprie spedizioni punitive,in zona non ci fu circolo di sinistra o di colore avverso alla loro ideologia, che venne  risparmiato. A bordo della sua potente auto “ La Disperata”, per via di quella scritta sulle fiancate, Carlo Gallarotti con  i suoi “Lupi” diventò tristemente famoso seminando terrore e devastazione in tutta la valle e non solo, meritandosi ben presto l’appellativo di “Ras della Valsesia”.

Le autorità locali nonostante le procedure giudiziarie nei suoi confronti ben poco fecero,in quanto i suoi reati  ritenuti di natura politica  godettero della amnistie dell’intanto  nato Partito Fascista. Con il dilagare del consenso pubblico il Partito Fascista si aprì a correnti più moderate, per cui questi gruppi di squadristi troppo violenti risultarono scomodi e nonostante avessero con le loro violenze aperto la strada al fascismo neutralizzando gli avversari politici, con la salita al potere di Mussolini  si trovarono ben presto senza quella protezione che li aveva preservati da azioni giudiziarie e anche Gallarotti caduto in disgrazia e ricercato per un presunto procurato aborto finito in dramma, fu condannato a 6 anni di carcere ed espulso dal Partito Fascista. Per anni fu lontano dalla politica, manifestando in seguito avversione al fascismo. Un avviso dal 1 luglio 1944 del Comandante Moscatelli darà libero passaggio al  Gallarotti a  tutti gli sbarramenti armati in quanto persona protetta. Abile opportunista ma soprattutto con ingenti disponibiltà economiche  superò indenne anche quel periodo. Sembra, ma non vi è conferma, che nell’Aprile del ‘45, il giorno della liberazione, sia stato visto sfilare con la divisa partigiana.

 

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