SANTUARIO DI SANT’EUSEO A SERRAVALLE

Svetta, austero e fiero, ben visibile dalla strada provinciale risalendo la sponda destra del fiume Sesia: il Santuario di sant’Euseo è sicuramente uno dei luoghi di culto più suggestivi della Valsesia.
Suggestivo almeno quanto la storia che custodisce, quasi gelosamente, tra le colonne dei porticati e i numerosi scalini che si percorrono per salire la roccia sulla quale è stato edificato, al termine di un lungo e scenografico viale in mezzo alla campagna.

Quando si arriva al cospetto di questo colosso il tempo si ferma: è il silenzio a parlare.

La storia del Santuario inizia da una grotticella-romitorio usata da Euseo per condurre la sua vita ascetica. La tradizione racconta che l’uomo, dedito al lavoro di calzolaio, vivesse isolato ma avesse sempre una parola di conforto per chi fosse passato da lui. Dal giorno del miracolo dei gigli, sbocciati in occasione della sua morte, la commozione suscitata negli animi dei paesani condusse dapprima all’erezione di una cappella in suo onore e, vista la grande affluenza di fedeli che vi giungevano in pellegrinaggio, alla costruzione di un piccolo tempietto. Delle forme di questo tempietto possiamo farci un’idea non troppo precisa grazie ad alcune brevi descrizioni tratte dalle fonti. Pare che, accanto a questo luogo, esistesse anche una sorta di ricovero per ospitare i pellegrini.

Dal Seicento, invece, si procedette all’edificazione di una vera e propria chiesa.

Si raggiunge il Santuario attraversando il viale ottocentesco (1884) realizzato per mettere in comunicazione il luogo con la strada principale; precedentemente esistevano solo dei sentieri di campagna.

L’edificio è stato rimaneggiato più volte poiché non è frutto di un unico progetto quanto di una serie di trasformazioni dettate, probabilmente, dal desiderio di glorificare Euseo abbellendone il luogo di culto.
Alla base della grandiosa scalinata, realizzata in granito bianco di Alzo, si trovano due cappelline e, all’interno, due immagini di Euseo, una in preghiera e una che lo ritrae nel momento della morte. Entrambe sono scolpite in terracotta nel Settecento. Vicino alle cappelle sta una piccola vaschetta in pietra: la tradizione vuole che Euseo vi ponesse il cuoio per lavorarlo.

Si guadagna il panoramico sagrato del Santuario: le forme attuali, ad eccezione della facciata e dell’atrio, vedono la luce nel 1619, quando una porzione dell’antico tempietto viene demolita e si procede all’ampliamento della struttura. Del tempietto sopravvivono solo gli affreschi di una cappella interna.
Dietro alla decisione di ingrandire la chiesa sta la guarigione, considerata miracolosa, del parroco dell’epoca: affetto da paralisi, don Giorgio Avondo guarisce nel 1607 e scrive “feci voto di farmi portare alla chiesa di sant’Euseo, e ivi cantare una messa e offrire con devozione, così come feci, la prima domenica di quaresima (…) sentii subito notabile vigore et insolito miglioramento (…) sicchè fra pochi giorni mi trovai sano”.

È grazie a questi lavori che tornano alla luce le reliquie di Euseo. Qualche anno dopo verrà rinvenuto anche un dente durante l’ampliamento dello scurolo (1687) rimasto custodito in una scatola di metallo all’interno dell’altare; la preziosa reliquia sarà in seguito sistemata nel busto ligneo di sant’Euseo scolpito da Francesco Vimnera nel 1696.

Un elemento architettonico, più di altri, cattura l’attenzione: l’elegante porticato che circonda i fianchi del santuario. Si tratta di un lavoro compiuto nel 1667 sotto la direzione di Tommaso Vanello e gli studiosi ipotizzano che le colonnine di serizzo siano un reimpiego del castello di Serravalle.

All’interno troviamo un santuario raccolto e semplice ma dalle forme inusuali e, per questo, affascinanti.
La navata unica è scandita in tre settori dalla ritmica di due file di colonne coronate da un capitello dorico e il doppio dado. La copertura è formata dalle onde delle volte a botte e inframmezzata dagli arconi laterali che spingono lo sguardo verso la zona triabsidata. Gli absidi, a loro volta, conservano gli altari dedicati a sant’Agostino e santa Monica (destro) e a san Francesco (sinistra). Nel mezzo sta l’abside centrale con l’altare maggiore, in marmi policromi di gusto pienamente settecentesco, opera dei fratelli Colombara di Ligornetto (1774-75).
Nella nicchia è custodita la scultura raffigurante sant’Euseo in estasi (seconda metà Settecento) realizzata da Francesco Vimnera. Apprezzabile l’assenza del vetro nella nicchia del santo: la statua sporge la mano fuori da essa creando un bell’effetto prospettico, peraltro non otturato da possibili riflessi di luce. In abside stavano anche quattro tele raffiguranti la Vita del santo (1668), purtroppo rubate, inscritte in riquadri dipinti; ne resta solamente una, a destra dell’altare, con l’episodio della traslazione del corpo dalla grotta alla chiesa di san Martino. Pochi anni fa gli spazi rimasti vuoti sono stati riempiti da tre quadri moderni che raffigurano il santo al lavoro, il ritrovamento delle maschere e il culto, dipinti e donati dall’artista serravallese Athos Fecchio.

Il nucleo della prima chiesa dedicata ad Euseo si conserva nella navata destra: ecco gli splendidi affreschi quattrocenteschi che raffigurano il Cristo Pantocrator inscritto nella mandorla, e, sotto, i dodici apostoli. La tecnica dell’affresco è a graffito. Molto delicati i motivi a fascione arricciato e a fili d’erba che incorniciano le figure, purtroppo deteriorate.

In questa cappella si trova un graffito, ancora non interpretato dagli studiosi, con la data del 1460. Si leggono chiaramente due iniziali, J e O, con un disegno che potrebbe rappresentare la pianta della chiesa.

La decorazione complessiva ha toni caldi e avvolgenti; propone stilemi rocaille e rococò con un sapiente utilizzo delle dorature miste a pittura gialla nei quadri intorno alle finestre e agli spazi destinati alle opere, sopra le quali si aprono volentieri delle targhe. Ricorrente il motivo del giglio, uno dei simboli usati nell’iconografia del santo, e la foglia della palma, simbolo di Vita Eterna. Alla base della volta dell’abside appare, tra decorazioni floreali e putti, un motto: “Florebat Justus”, i Giusti fioriranno (vivranno per sempre) mentre, al centro, la Trinità irradia la sua Luce.
La decorazione è opera di Paolo Zenone di Borgosesia (1767 -71).

In controfacciata sta la bussola d’ingresso, opera in legno e vetro ampia e ariosa, decisamente insolita, a sostenere la cantoria dell’organo. L’organo fu realizzato dai fratelli Ragozzi di Mollia d’Arrigo (1748-49).

Nel 1778 si procedette all’erezione dell’atrio antistante la facciata del Santuario. Si tratta di un pronao retto da sei colonne con timpano triangolare. Sotto al portico trovano posto i busti che commemorano alcuni membri della famiglia Avondo (in particolare Marco, Pietro Felice e Palmira Alfieri, proprietari della Cartiera, cfr.) oltre a due statue di figure femminili che rappresentano la Fede (con la croce astile) e la Carità (con i bambini).

Le vetrate artistiche sono posizionate nel 1905 insieme ai lampadari di cristallo, offerti da don Giovanni Dellanegra, rettore dell’epoca.

Fulcro d’emozione e devozione è lo scurolo, posto sotto l’altare maggiore, dove viene venerato il corpo di Euseo posto all’interno di un’urna delicatamente scolpita in marmi neri e placche d’argento. L’urna è preparata entro il 1705 dai fratelli Torelli di Orta e dai minusieri I. Bocha e G. Negro di Bornate.
L’aula fu ingrandita entro il 1687; a commissionarla fu il vescovo di Vercelli, monsignor Ripa, in occasione della visita pastorale del 1681. Quello dello scurolo è un ambiente raccolto, circondato da tanti ex voto per grazia ricevuta.
Le fonti riportano una frequenza assidua verso la tomba di Euseo sin dall’anno della morte. I veri e propri pellegrinaggi, però, sarebbero iniziati verso il 1705, anno della traslazione delle reliquie nell’attuale santuario.

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